Il cyberbullismo è una tra le forme più gravi di bullismo.

Pur trattandosi nella sostanza di uno stesso fenomeno – connotato dalla comune matrice del carattere vessatorio e ripetuto della condotta in danno del minore –  lo strumento telematico che caratterizza il cyberbullismo – influisce non solo sulle forme di manifestazione, ma anche e soprattutto sulla pericolosità sociale del fenomeno stesso. La frequenza con cui questo fenomeno viene segnalato agli organi competenti ha reso necessario anche un approfondimento a livello parlamentare tanto che la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza si è proposta di analizzare il fenomeno del bullismo attraverso una indagine conoscitiva sia nelle sue forme tradizionali che attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. 

La particolarità del cyberbullismo è sita nel fatto che se i “bulli tradizionali” sono usualmente studenti, compagni di classe o, comunque, persone conosciute dalla vittima, i cyberbulli si muovono invece, molte volte, approfittando dell’anonimato garantito dall’utilizzo di user-id, avatar o nickname tipici delle piattaforme di interazione sociale on line. La vittima quindi non conosce spesso neppure l’identità di colui che la perseguita. Inoltre la rete finisce per amplificare a dismisura gli effetti lesivi della condotta, ben oltre l’ambito territoriale nel quale la vittima vive. Di conseguenza rimane assolutamente prioritario agire sulla conoscenza e sulla prevenzione a partire da percorsi attivati negli istituti scolastici che coinvolgano l’intero corpo docente in un progetto condiviso con gli alunni.

Su questa scia durante il recente esame della Legge di Bilancio è stato approvato lo scorso 10 dicembre un emendamento al Senato per potenziare la qualificazione dei docenti nel contrasto dei fenomeni del bullismo, del cyberbullismo e delle discriminazioni di genere: sono stati stanziati un milione di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2022. 

Non solo prevenzione per combattere la piaga del bullismo di rete ma anche strumenti tecnologici, come un’app con un tutore virtuale al quale potersi rivolgere per chiedere consigli e aiuto in caso di aggressione: in una sola parola CREEP (Cyberbullying Effects Prevention), progetto multidisciplinare co-finanziato da EIT Digital (The European Institute of Innovation & Technology – linea di azione Digital Wellbeing) coordinato della Fondazione Bruno Kessler (FBK) e TrentinoSalute4.0 (IT), in partnership con il gruppo eCrime della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento (IT), Expert System (IT), Inria (FR) e Neuronation (DE).

Creep è stato consegnato alle aziende il 18 dicembre che la proporranno come servizio su larga scala anche se è facile intuire che la sfida vera sarà quella di divulgare il sistema il più possibile nelle scuole attraverso progetti condivisi con Comuni e sovrintendenze del nostro Paese ma anche nel resto d’Europa considerato che il motore semantico è stato progettato in diverse lingue dall’italiano a quella spagnola. La leva per il suo utilizzo sarà sicuramente l’anonimato e la certezza che in caso di richiesta di aiuto “l’amico virtuale” saprà riconoscere il tipo di minaccia e attivarsi di conseguenza lasciando subito dopo alle piattaforme social e alla polizia postale esplorare le comunicazioni e prendere i dovuti provvedimenti. Insomma un riferimento a cui rivolgersi come primo aiuto che serve a trasmettere maggiore sensibilizzazione nell’ambito del fenomeno che sta crescendo di pari passo con l’uso sempre più veloce e vorace delle rete.

Quindi un nuovo strumento a disposizione di una pluralità di soggetti che già la legge n. 71 attribuisce compiti e responsabilità ben precisi, ribadendo però il ruolo centrale della scuola che è chiamata a realizzare azioni in un’ottica di governance diretta dal MIUR che includano: la formazione del personale, la partecipazione di un proprio referente per ogni autonomia scolastica, la promozione di un ruolo attivo degli studenti, nonché di ex studenti che abbiano già operato all’interno dell’istituto scolastico in attività di peer education, la previsione di misure di sostegno e di rieducazione dei minori coinvolti. 

Una tecnologia che sicuramente potrà essere utile come indicatore nella comprensione del fenomeno e l’individuazione di efficaci strumenti di contrasto considerando il grado di attenzione che meritabo Bullismo e cyberbullismo in quanto problemi attuali e non ancora risolti, come è confermato dall’elevato numero di vittime, soprattutto adolescenti, che periodicamente notizie di cronaca riportano e che indagini statistiche confermano. 

 

di Antonio Di Lauro

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