Quando parliamo di alimentazione facciamo riferimento alla tradizione mediterranea, dimenticando a volte che il nostro modello nutrizionale è ispirato a quello diffuso nei Paesi del bacino del Mediterraneo. Ci accomunano, infatti, alimenti il cui consumo è abituale in quest’area: cereali, frutta, verdura, semi, legumi, carni e pesce.

Spesso ci lasciamo andare in diete massacranti, senza porre attenzione a ciò che ci occorre: una sana abitudine alimentare.

D’altronde il termine “dieta” deriva dal greco “diaita” e significa “stile di vita”.
Mentre un tempo l’alimentazione veniva considerata la prima fonte di buona salute, successivamente sono stati evidenziati squilibri nutrizionali (eccedenza di calorie, grassi, zuccheri, proteine di origine animale), ma anche in difetto (per esempio di calciofibra alimentare e fattori protettivi quali le vitamine).

Chiara e Metin, proprietari dello shop Pistacchi e Dintorni di Caserta conoscono bene “l’oro verde” grazie all’import/export praticato da anni tra l’Italia e la Turchia. Nello store vengono spesso organizzati degli incontri per dialogare su tematiche alimentari, conoscere  e assaporare un po’ della cucina e cultura mediterranea e mediorientale.

Cucina mediorientale: proprietà e benefici è stato il primo appuntamento dopo la pausa estiva proposto da Pistacchi e Dintorni.

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Al workshop la Dott.ssa Aragione Annnunziata, biologa e nutrizionista, ha approfondito tematiche inerenti il mondo dell’alimentazione, soffermandosi su alcune differenze  delle due tipologie di pensiero: la onnivora e la vegetariana.

«C’è comunque bisogno di una dieta onnivora – spiega la Dott.ssa- soprattutto in presenza di patologie quali anemie, anche se in entrambe le tipologie di pensiero sono presenti effetti benefici. Ad esempio, i legumi per antonomasia sono alla base dell’alimentazione vegetariana e vegana. L’assimilazione del  loro contenuto proteico però può essere aumentato, arrivando quasi ad un assorbimento del valore proteico della carne».

Partendo dall’area geografica in cui Metin è nato e vissuto, la Dottoressa evidenza come la cucina turca sia stata una delle più contaminate, grazie alla storia del vasto territorio e alla migrazione dei popoli. L’eterogeneità delle persone che hanno abitato questa terra ha fatto sì che la sua cucina fosse identificata dai termini “diversità” e “contrasto” proprio per le differenze storiche e fisiche del territorio che hanno fatto nascere quei sapori e contrasti specifici dei loro prodotti.

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L’uso delle spezie, perno della dieta mediorientale, è mancante nella nostra tradizione.

«La qualità dei nutrienti – continua la Dottoressa Aragione – dipende anche dalle tipologie e luoghi delle colture. I ceci o il cumino coltivati a sud della Siria sono tra i migliori esistenti. Uno degli alimenti tradizionali di questi territori, sparito invece dalla nostra  tavola, è il fegato. Preparato con cipolle, prezzemolo e cumino ha una biodisponibilità elevata di ferro; un cucchiaino di cumino infatti ne contiene 1,4 mg, il 17,5% della RDI per gli adulti, mentre ogni 100 g. di fegato contengono 17,9 mg di ferro. La ricerca moderna ha inoltre confermato che il cumino può aiutare ad accelerare la normale digestione e il metabolismo, donando quindi un surplus agli alimenti».

E’ vero che l’aggiunta di limone a questi alimenti aumenta l’assorbimento del ferro?

«In natura gli alimenti hanno una propria biodisponibilità e nei vegetali la componente proteica e del ferro è diversa rispetto a quella nobile (ossia quella animale in quanto ha tutti gli amminoacidi di base  cioè che non possono essere sintetizzati dall’organismo ma devono venire introdotti con la dieta). Per aumentare il grado di metabolizzazione invece, si addiziona la vitamina C essendo un buon trasportatore e quindi, posto sulla carne o sui legumi, è in grado di aumentarne l’assorbimento».

Per gli amanti della cucina vegana, come è possibile completare l’alimentazione?

«Innanzitutto c’è da dire che i legumi e la carne hanno un pool di aminoacidi diverso. Nonostante nel passato i primi fossero ritenuti  la fonte vegetale più ricca di proteine in natura, chiamati anche “la carne dei poveri“, perché facevano parte dell’alimentazione della popolazione che non poteva permettersi la carne, in effetti si è appurato che non sono dei validi sostituti.

Per gli amanti della cucina vegana è possibile, unendo i cereali ai legumi, far sì che la biodisponibilità di questi sia uguale a quella della carne. I legumi infatti, senza scendere in dettagli, sono carenti  di due amminoacidi, compensati dai due presenti nel grano. Il binomio legumi/pasta quindi, crea il completo pool di aminoacidi, come le proteine nobili della carne. Come accennavo prima, inoltre, l’aggiunta di agrumi (limoni, arancio), favorisce anche l’assimilazione del ferro».

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