Covid-19: Green Pass Europeo e problemi applicativi

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Con il decreto legge 22 aprile 2021, n. 52, l’Italia ha previsto l’introduzione delle cosiddette “Certificazioni verdi” sul territorio nazionale raccogliendo la proposta della Commissione Europea di creare un certificato verde digitale per facilitare la libera circolazione dei cittadini nell’UE in tempo di pandemia da COVID-19. Meglio conosciuto come “Decreto Riaperture”, il provvedimento è entrato in vigore il 23.04.2021, e dispone che “Le certificazioni verdi COVID-19 rilasciate in conformità al diritto vigente negli Stati membri dell’Unione europea sono riconosciute, come equivalenti a quelle disciplinate dal presente articolo e valide ai fini del presente decreto se conformi ai criteri definiti con circolare del Ministero della salute. Le certificazioni rilasciate in uno Stato terzo a seguito di una vaccinazione riconosciuta nell’Unione europea e validate da uno Stato membro dell’Unione, sono riconosciute come equivalenti a quelle disciplinate dal presente articolo e valide ai fini del presente decreto se conformi ai criteri definiti con circolare del Ministero della salute”.

Dopo una prima accelerazione, con la quale il Governo aveva annunciato la Carta Verde Nazionale, vi è stata una battuta d’arresto per evitare eventuali contrasti con l’emissione di un pass europeo. Pertanto, la situazione è ancora incerta e in linea di massima, per ora, anche se vaccinati, serve ancora un tampone prima della partenza.

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Il Green Pass Europeo (Green Digital Certificate) si baserebbe su un codice QR contenente una firma digitale per proteggerlo dalla falsificazione. Sarà gratuito e valido in tutti i paesi dell’Unione Europea, Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. L’Europa ha fatto sapere che dovrebbe essere attivo tecnicamente dal mese di giugno e le regole saranno stabilite da un apposito Regolamento.

Detto ciò, ed indipendentemente dal perfezionamento dello strumento, che pure ha il nobile fine di ripristinare la mobilità dei cittadini dell’Unione in tutta sicurezza, non pochi problemi applicativi sorgono in ordine all’applicazione dello stesso. Il primo problema, che in questa sede tratteremo solo per menzione (vista la complessità della materia), si è manifestato in relazione alla violazione dei principi di protezione dei dati, poiché secondo il Garante italiano della privacy, non sarebbero soddisfatti i requisiti previsti dal Regolamento (UE) 2016/679 relativi alla tutela dei diritti degli interessati.

Il secondo problema, si manifesta in ordine ai diritti di libertà e soprattutto di eguaglianza dei cittadini, e ciò perché la certificazione verde sarebbe rilasciata (in formato digitale con QR code o cartaceo) a chi è guarito dal Covid-19, a chi si sottopone ad un tampone molecolare/antigenico o a chi è stato già sottoposto a vaccinazione. I presupposti di rilascio appena menzionati, potrebbero esser validi nella situazione di regime, ovvero quando siano terminate tutte le campagne vaccinali, poiché in caso contrario, ovvero nell’attuale stato di fatto, ed a campagna vaccinale non ancora conclusa, si creerebbe una abnorme disparità di trattamento tra il cittadino che è stato già sottoposto a vaccinazione e il cittadino che è ancora in attesa del proprio turno (non per sua colpa), il quale, dovrebbe immancabilmente sottoporsi a proprie spese ad un tampone molecolare o antigenico per circolare liberamente.

Si auspica quindi un’immediata modifica dell’istituto che al momento appare pensato più di pancia che di testa, e che immancabilmente finirebbe per discriminare ampie fasce di popolazione.

di Davide Daverio

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