Così parlo Bellavista…34 anni fa! (O ieri?)

In occasione del 90esimo compleanno dell’intellettuale e filosofo napoletano, “Così parlò Bellavista”, film dell’84, ritorna, più attuale che mai, come riadattamento teatrale per la regia di Geppy Gleijeses che, da ‘Giorgio’ dell’84, oggi veste i panni del Professore stesso, affiancato da Marisa Laurito, Nunzia Schiano e Benedetto Casillo

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Se dipingere un paesaggio non è arte per tutti, ancor più rara è la capacità di racchiudere l’anima di una città in qualche sketch televisivo, soprattutto se la città in questione è Napoli: luci e ombre, amore e odio, è così che la presenta Luciano de Crescenzo in tutti i suoi capolavori che la vedono sempre protagonista. Ed è proprio in occasione del 90esimo compleanno dell’intellettuale e filosofo napoletano che “Così parlò Bellavista”, film dell’84, ritorna, più attuale che mai, come riadattamento teatrale per la regia di Geppy Gleijeses che, da ‘Giorgio’ dell’84, oggi veste i panni del Professore stesso, affiancato da Marisa Laurito, Nunzia Schiano e Benedetto Casillo.

La compagnia, entusiasta dopo il grandissimo successo della prima al Teatro San Carlo, replicato al Teatro Diana, dà il via ad una tournee che approda anche al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere e, in occasione di quest’ultima tappa, incontra il pubblico presso la Libreria Spartaco, raccontandosi e raccontando Napoli.

«Ho buttato giù l’intero copione in soli quattro giorni, dopo aver studiato a lungo non solo il film, ma soprattutto l’omonimo libro di Luciano. Volevo che gli fosse restituito ciò che è suo, cioè l’idea che fosse un grandissimo poeta e filosofo», racconta Geppy, mettendo in luce la particolare dote di De Crescenzo di parlare di una Napoli allegra, viva, con le sue gioie e con tutti i suoi mali endemici, difficilmente disciplinabile.

Da disciplinare, invece, secondo la moglie Maria, alias Marisa Laurito, è il Professore stesso, che filosofeggia circa gli uomini d’amore e gli uomini di libertà: i primi napoletani, gli altri milanesi. È con questa bizzarra filosofia che viene presentata l’eterna scissione fra Nord e Sud, che comincia però a scricchiolare già durante la famosa scena dell’ascensore, nel quale resta bloccato con il dottor Cazzaniga, milanese doc. «I due si comprendono perfettamente, diventano amici ed è un grandissimo insegnamento. Non è importante il luogo in cui si nasce, ognuno dovrebbe comprendere che siamo esseri fatti di carne e sangue, capaci di mischiarsi e regalarsi culture diverse», questo il pensiero di Marisa, certamente da ampliare anche a vicende più vicine a noi.

Imbrogli, traffico, pizzo, fuga di cervelli, sono queste le peculiarità della Napoli di De Crescenzo e, paradossalmente, anche della nostra. Tuttavia, quella di Bellavista non è di certo una morale consolatoria, un’accettazione passiva della realtà, è semplicemente un faro puntato su una sua sfaccettatura particolare, che molto spesso costa alla città e ai suoi abitanti, un odio che non meritano ma che, tutto sommato, sanno come gestire: «La nostra caratteristica principale è che viviamo sotto il Vesuvio, un gigante che incombe e potrebbe esplodere da un momento all’altro, siamo così in bilico che prendere le cose in maniera negativa non è da noi, non ci conviene. Fa tutto parte dell’immensa autoironia dei napoletani», commenta Nunzia Schiano, in perfetta sintonia con il personaggio che interpreta, Rachilina, indimenticabile per l’esilarante lotta con la lavastoviglie.

«Ma, in conclusione, che cosa rende veramente Napoli unica? L’allegria, l’intelligenza, l’intraprendenza, l’essere ancora un’isola felice, abitata da un popolo che ha la ribellione sia come pregio che come difetto», dice Marisa, e non possiamo negarlo.

Ma c’è qualcosa in più? «C’è una parola – dice Geppy – che mi piace particolarmente, cioè ‘passione’. Napoli è la città degli opposti che si attraggono e si respingono, con un popolo intriso di passione anche per cose futili, ma che, per questo, riesce in cose straordinarie. Ecco cos’è Napoli. È passione». E noi non possiamo che concordare.

di Teresa Coscia

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