CONIFA: la Confederazione indipendente che dà voce alle minoranze

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La Confederation of Independent Football Associations (CONIFA) non è una federazione affiliata alla FIFA e vanta uno scopo sociale non semplice. Fondata nel 2013 sull’isola di Mann, ad essa sono affiliate squadre che rappresentano le nazioni, gli Stati senza un riconoscimento internazionale, le minoranze etniche, i popoli senza Stato, rappresentative regionali e micronazioni che non hanno voce negli organismi europei. Nel 2014 ha organizzato la prima Coppa del Mondo CONIFA a Osterstund, in Svezia e nel 2015 la prima edizione della Coppa Europea di Calcio, in Terra dei Siculi, Romania.

Costruire un ponte tra persone, nazioni, minoranze e regioni isolate in tutto il mondo attraverso l’amicizia, la cultura e la gioia di giocare a calcio. Questa la mission della Confederazione che lavora per lo sviluppo di membri affiliati e si impegna per il fair play e l’abolizione di ogni forma di razzismo. Si terrà a Nizza, in Francia, la Coppa Europea di Calcio 2021. Dodici le squadre che rappresenteranno il proprio territorio: Monaco, Abcasia, Lapponia, Terre dei Siculi, Ossezia del Sud, Artsakh, Cornovaglia, Armenia occidentale, Ciamuria. E ben tre squadre italiane: la Nazionale delle 2 Sicilie, la Sardegna e la Padania.

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A sentire i nomi delle squadre che parteciperanno alla competizione si potrebbe pensare ad una mera ricerca di un riconoscimento territoriale, ma non è così e ci tiene a precisarlo il Presidente Alberto Rischio. «Assolutamente non c’è politica nella nostra organizzazione e non ci deve entrare. I parametri per aderire alla Confederazione sono precisi e vi possono partecipare regioni che in ogni caso abbiano un minimo di riconoscimento sociale o territoriale».

Nata inizialmente con il calcio maschile, due anni fa CONIFA ha introdotto il primo torneo disabili europeo e quest’anno avrebbe dovuto esserci la prima Coppa Europea femminile: torneo rinviato al prossimo anno causa Covid. Si lavora su tutti i canali che una federazione deve avere, operatori del calcio e promozione culturale mondiale.

Un mondo sommerso che viene fuori, ma anche molto osteggiato soprattutto dall’ignoranza nei riguardi del progetto. Vedere sventolare sugli stadi la bandiera crociata della Padania o il vessillo neo-borbonico, come quello della Catalogna o della Scozia, rimanda subito il pensiero alla politica. Ma l’ottica con cui va visto il progetto deve essere di opportunità di arricchimento, promozione del territorio in sé.

«Due anni fa abbiamo fatto l’Europeo in Artassia, regione contesa da Armenia ed Azerbaigian, che sei mesi fa ha vissuto una guerra con diverse migliaia di morti. C’è anche una foto che rende l’idea con lo Stadio Martuni squarciato da una granata. Ma giocare in uno stadio come lo Stepanakert con 27.000 tifosi che ti fermano dicendo che è il giorno più bello della loro vita. Perché si sono sentiti veramente europei per la prima volta. E’ emozionante e spaventa perché nel mondo occidentale libero non siamo abituati a queste affermazioni semplici ma corrette».

Sensazioni che fanno capire bene quanto sia difficile mantenere la neutralità politica, CONIFA promuove lo sport e sicuramente in territori flagellati da guerre intestine diventa difficile, ma necessario restare neutrali. Soprattutto quando l’informazione che ci arriva nelle case è distorta, CONIFA porta nella nostra vita quotidiana dei contesti lontani di cui si hanno notizie filtrate. Come il territorio di Cipro del Nord dove ci si aspetterebbe di vedere soldati armati per strada e invece è uno dei posti più belli del mondo che vive problematiche di guerra e repressione, ma anche un vivibilissimo quotidiano.

Un’informazione che vive di notizie tese a suscitare forti reazioni è portata a strumentalizzare anche una semplice partita. «Come quando la rappresentativa della Padania ha incontrato quella Rom e i giornalisti inviati da note testate italiane facevano domande su Salvini, sulla volontà dei calciatori di vivere vicino un campo rom. Che poi dire Rom in Ungheria è come dire lombardi o campani in Italia!».

CONIFA cerca solo un’affermazione nell’ambito sportivo e sta ottenendo appoggio soprattutto dalle istituzioni che ospitano gli eventi, coscienti di un ritorno positivo di immagine. Non potendo restare del tutto estranei, i giornali riportano brevi trafiletti sul suo operato, ecco perché occorre dare risalto al messaggio che sta cercando di promuovere.

di Alessandra Criscuolo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°217

MAGGIO 2021

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