Da alcuni anni la DDClinic Foundation, attraverso una ricerca indipendente, sta studiando il rapporto che c’è tra l’ambiente esterno, che è quello che ingeriamo e respiriamo, e lo sviluppo di patologie degenerative. La Convenction che si è tenuta lo scorso mese a San Leucio è stata l’occasione per fare il punto della situazione insieme a scienziati, medici, biologi, nutrizionisti, farmacisti, agronomi e studenti provenienti da più regioni d’Italia.

Viviamo in un mondo sempre più inquinato e per tale motivo siamo destinati ad ammalarci. Ma è davvero impossibile sottrarci a questo scenario oppure c’è un lumicino di speranza, ed anche noi possiamo fare qualcosa per metterci in salvo? Nei laboratori dislocati in tutt’Italia, i medici della Fondazione ricevono pazienti con malattie gravi quali il cancro e malattie degenerative, mentre una seconda linea di ricerca studia i longevi che vivono in zone altamente contaminate per capire, e quindi replicare, quei meccanismi metabolici che gli hanno consentito di vivere così a lungo pur vivendo nello stesso condominio con una persona che ha avuto un linfoma. Una terza linea di ricerca studia come purificare la terra.

Nel pieno del boom mediatico sulla Terra dei Fuochi, questi medici, partendo dalla provincia di Napoli e Caserta hanno iniziato un progetto sperimentale. Sono andati a chiedere alle famiglie cosa mangiassero, ed il 100% ha risposto carne, formaggi, pane e pasta. La paura che la mela, l’insalata e la carota potessero essere contaminate perché nei campi accanto c’era la diossina o i fusti radioattivi ha lanciato un messaggio fuorviante e cioè “mangio quello che è industriale perché è sicuramente un prodotto controllato”. E questo è stato un disastro culturale, ideologico e morale perché ha fatto sì che le persone cambiassero quella che è la filiera in Campania. Ed allora loro hanno studiato il fenomeno ancora più da vicino confrontandosi con il tossicologo industriale, con l’agronomo e con il biologo marino e, attraverso il concetto di biomagnificazione, hanno spiegato che la tossicità si concentra man mano che sale il livello della catena alimentare, per cui un animale che si è nutrito per 20 anni di erba (ammesso che quell’animale abbia mangiato erba!), ha accumulato dentro di sè i tossici secondo un fattore esponenziale quindi è la carne che non andrebbe mangiata se i campi sono contaminati. E non ha senso scappare in altre zone d’Italia. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità abbiamo tante micro e macro aree altamente contaminate in tutta la penisola per cui non ci resta che imparare a gestire quello che c’è nei territori di appartenenza. Ed il primo passo è una mappatura delle diverse aree locoregionali per poter dare una risposta come operatori sanitari alla domanda delle mamme su cosa far mangiare ai propri figli.

Il quadro vero della scienza sugli inquinanti e sulle percentuali di mortalità in Campania, è stato fatto dal prof. Giulio Tarro. Esse sono molto alte rispetto al resto dell’Italia, se si tiene conto che qui non ci sono le industrie come al Nord. Il luminare ha sottolineato il tributo pagato dalle donne delle province di Napoli e Caserta dove vi è stato negli ultimi decenni un aumento consistente di mastectomie e quadrantectomie della mammella che ha interessato soprattutto donne dai 25 ai 44 anni. Sotto accusa soprattutto le diossine, sostanze cancerogene prodotte dagli inceneritori dei rifiuti urbani, dalle fonderie, dai rifiuti ospedalieri e dagli incendi. Per capire la portata del problema basta pensare che, sulla base dei risultati di alcuni studi fatti nel 2006, la base americana decise immediatamente di ridurre la permanenza dei propri ufficiali. “Anteporre alla politica dei territori quella delle coscienze” è il monito dello scienziato, ma, nel frattempo che lo Stato cerca di uscire dallo stallo dei provvedimenti politici, cosa possiamo fare visto che siamo già inquinati?

«Dobbiamo passare alla terapia chelante – non ha dubbi il pluricandidato al Nobel per la Medicina – come hanno fatto in Texas che, già nel primo anno avevano registrato una riduzione del 25% di inquinamento perché il problema non sono solo i tumori, poi ci sono le malformazioni, quelle degli animali e quelle della specie umana. Secondo studi fatti in Emilia Romagna c’è un allarme di collegamento anche tra autismo e metalli pesanti che va ad aggiungersi al continuo allarme di chi studia l’aterosclerosi. Gli agenti inquinanti sono molto più diffusi di quello che si potrebbe pensare, nelle vernici, nei mobili, nelle scarpe, sono dappertutto per cui la loro eliminazione è importante. La costante esposizione a questi composti porta alla soppressione dell’immunità cellulare per le situazioni più banali come l’influenza a quelle più gravi come i tumori. Hanno effetti negativi sulla tiroide e sulla fecondazione. Le alterazioni al nostro patrimonio genomico da parte di queste sostanze creano un danno che viene trasmesso ai nostri figli e ai nostri nipoti. Con l’epigenetica, che studia proprio il ruolo di questi composti nella genetica dei tumori, si è visto che le sostanze cancerogene cui siamo esposti durante la nostra vita come i fattori ambientali, le diossine, il fumo, influendo sulla metilazione del DNA, sono gli interruttori dei geni, sono loro i responsabili della divisione cellulare. Bisogna studiare la metilazione per capire la patogenesi perché sia l’invecchiamento che lo sviluppo dei tumori hanno lo stesso meccanismo di produzione».

La speranza è quindi nella chelazione che significa buttare fuori il tossico e non fargli fare danni. Essa si può fare con la scelta di alimenti capaci di abbassare le citochine proinfiammatorie perché l’infiammazione e quindi l’acidemia dei tessuti hanno un’azione favorente la metilazione o la demetilazione che è quell’interruttore che accende o spegne i geni. Hanno effetto chelante anche la meditazione, la preghiera, il training o gli esercizi respiratori. I longevi, anch’essi sono inquinati ma quei metalli probabilmente sono chelati, bloccati, precipitano, sono cristalli e non creano un danno proinfiammatorio per cui, se impariamo ad abbassare l’infiammazione, possiamo eliminarli e quindi difenderci.

di Girolama (Mina) Iazzetta

Tratto da Informare n° 181 Maggio 2018