Nel panorama europeo è tornato al centro del dibattito un tema sensibile: si tratta di Chat Control, una proposta che vorrebbe imporre ai servizi di messaggistica digitali di scannerizzare automaticamente le chat, anche se crittografate, alla ricerca di contenuti pedopornografici. Questa iniziativa, oltre a sollevare questioni tecniche e giuridiche, apre una importante discussione sui limiti tra sicurezza e privacy, e sui rischi di un controllo generalizzato delle comunicazioni personali. L’orientamento dei paesi membri e la posizione dell’Italia (al momento indecisa) determineranno il futuro di questa normativa UE.
Come è stata presentata la proposta
La locuzione chat control una proposta fa riferimento al disegno di legge proposto a livello europeo che obbligherebbe piattaforme di messaggistica come WhatsApp, Signal e Telegram a scansionare i contenuti delle chat — anche se criptate — per individuare materiale relativo ad abusi sessuali su minori (CSAM).
L’obiettivo dichiarato è nobile: contrastare la diffusione di contenuti illeciti utilizzando sistemi di rilevamento automatico. Ma nella pratica la misura suscita forti perplessità: la scansione massiva potrebbe compromettere la privacy, indebolire la crittografia end‑to‑end e aprire la porta a future forme di sorveglianza. Inoltre, le critiche tecniche riguardano il rischio di falsi positivi e l’efficacia del controllo lato client, che potrebbe essere aggirato o manipolato. Più di 500 scienziati hanno firmato appelli contro l’iniziativa, avvertendo che l’approccio potrebbe creare vulnerabilità strutturali e minare la fiducia degli utenti.
Cos’è davvero Chat Control, una proposta europea di controllo digitale
La proposta “Chat Control 2.0” della Commissione Europea rischia di introdurre una sorveglianza di massa senza precedenti, imponendo a tutte le piattaforme digitali di scansionare sistematicamente le comunicazioni private degli utenti, incluse quelle cifrate, con strumenti di intelligenza artificiale che si sono già dimostrati fallaci e pericolosi. Il sistema genera una quantità significativa di falsi positivi, con gravi conseguenze per persone innocenti, come nel caso di un padre denunciato per aver condiviso una foto medica del figlio. Oltre a violare il diritto alla privacy, sancito dalla Corte di Giustizia Europea, la proposta mina le basi dello Stato di diritto, rendendo ogni cittadino potenzialmente sospetto e cancellando la riservatezza delle comunicazioni digitali.
Esperti di sicurezza, giuristi, ONG, autorità garanti e persino vittime di abusi si sono espresse contro questa misura, giudicandola inefficace, dannosa e incompatibile con i diritti fondamentali. Il rischio concreto è che, una volta introdotta questa infrastruttura di sorveglianza, possa essere estesa ad altri ambiti, come il contrasto al terrorismo o alla criminalità, con derive autoritarie e una compressione sempre maggiore delle libertà civili. Per contrastare questo scenario, è fondamentale che i cittadini agiscano: scrivendo ai propri europarlamentari e facendo pressione pubblica affinché si adottino soluzioni alternative più efficaci e rispettose dei diritti umani, come l’investimento nelle forze dell’ordine, programmi di educazione digitale e supporto reale alle vittime. Nel frattempo, per contrastare la proposta, una campagna di mail bombing è aperta su questo sito.
Le tensioni politiche nell’UE: chi è favorevole e chi teme il rischio
Il fronte favorevole alla misura – attualmente con 12 paesi UE – è in lieve vantaggio, ma il margine si sta assottigliando con alcuni Stati che cambiano posizione. Tra i casi più significativi, l’Italia, la Svezia e la Lettonia sono passate da sostenitrici a “indecise”, mentre Germania e Belgio, da avverse, oscillano verso un’incertezza tattica. Il voto chiave è fissato per il 14 ottobre, durante l’incontro tra il Consiglio dell’UE e il Ministro della Giustizia europeo: se l’approvazione supererà questo scoglio, il testo approderà al Parlamento per i negoziati finali. In questa fase, il ruolo dell’Italia è delicato: come “indecisa”, può essere determinante nel far pendere la bilancia. Se il Parlamento europeo dovesse intervenire, molti sperano che riesca a difendere almeno la crittografia e limitare gli eccessi della proposta.



















