Castel Volturno, i servizi sociali che aggravano il bilancio comunale

Bimba sola

I servizi sociali a Castel  Volturno assorbono una delle maggiori spese del bilancio comunale. E le variazioni recentemente toccate nell’ultimo Consiglio, sono state oggetto di accese discussioni riconducibili prevalentemente ai capitoli in capo ai servizi sociali.

Ancora una volta le casse del Comune di Castel Volturno soffrono della elevata percentuale di disagio sociale che purtroppo attanaglia larghe fasce della popolazione castellana. Oltre a questo, si aggiungono anche i problemi legati a situazioni familiari per i quali, talvolta, la magistratura impone l’allontanamento dei minori dal proprio nucleo di origine per l’affidamento ad apposite strutture di accoglienza, attrezzate e con personale idoneo. Infatti, la principale variazione, è stata quella che riguarda gli interventi per il pagamento delle rette di ricovero in istituto. «Siamo passati da una previsione di 550.000 € ad un ulteriore accostamento di 250.000 per un totale di 800.000 €», dichiara l’Assessore al bilancio comunale di Castel Volturno, Giuseppe Scialla, nel corso del Consiglio. «Sono numeri impressionanti se consideriamo che il bilancio del Comune di Castel Volturno è di circa 20 milioni di euro ed il 4% della nostra spesa è assorbita da questo specifico fenomeno di disagio e di degrado sociale».

Si tratta di un chiaro segnale di allarme, già portato al tavolo di discussione di diversi enti e prossimamente discusso al tavolo del ministero degli interni. Fenomeno allarmante, pesante e desolante, chiaro esempio di quel che accade oggi sul nostro territorio..
Siamo diventati il bacino di accoglienza e di decantazione delle fasce di popolazione maggiormente degradate, quelle fasce sociali che hanno maggior bisogno di attenzione, di coloro che scappano dai centri urbani dove la vita è economicamente più difficile da affrontare, di coloro che hanno necessità di portare avanti traffici più o meno leciti in totale libertà. E chissà perché arrivano tutti qui, a Castel Volturno! Non che manchino i controlli o l’attenzione ma il carico di lavoro (per gli operatori sociali come per le forze dell’ordine) sono chiaramente insufficienti rispetto alle necessità imperanti. Ma qualche volta si riescono a bloccare e ne deriva che, allorquando sia necessario intervenire per la tutela dei minori, la Magistratura disponga il conseguente allontanamento dei minori, non prevedibile per numero, con ulteriori aggravi per le casse comunali.

Lo scorso mese, per un solo nucleo familiare sono stati allontanati 9 bambini, non residenti. Oggi altri 8 appartenenti ad un sol nucleo. Ancora una volta stranieri non residenti, soli dopo l’arresto dei genitori, detenuti in Regioni diverse, se vogliamo autogestiti. Vivevano in un camper che ha preso fuoco qualche giorno fa. Trasferiti in una tenda, 6 piccolini tra i 3 e gli 8 anni, “accuditi” dalla emancipata sorella quattordicenne unitamente alla altrettanto intraprendente cugina diciassettenne, in dolce attesa. Dunque, 8 più 1 in arrivo.
Nessun parente noto in Italia, nessun modo di rintracciare chi sembra non esistere su questo territorio eppure c’e, vive, delinque e costa. Costa non solo in termini economici, richiede impegno e lavoro al pari, se non di più, di qualsiasi altro cittadino residente. Soprattutto se minore. Perché, se è vero che tutti i bambini hanno pari diritti e dignità, allora tutti vanno tutelati allo stesso modo. Peccato solo che, per salvarli dagli insani comportamenti dei genitori, siano loro stessi i primi a pagarne le conseguenze e, subito dopo, sia la cittadinanza stessa a rimanere priva di quelle risorse che potrebbero essere utilizzate per altri servizi sociali, parimenti necessari ad offrire un livello minimo di assistenza e di dignità. Ma non abbiamo più fondi disponibili!

Eppure, è impossibile non intervenire. Impossibile non essere coinvolti, professionalmente ed emotivamente, perché, dopotutto, sono bambini e loro non hanno colpe. Occorre intervenire anche se un altro rischio è dietro la porta: il cinismo. Quello altrui e quello proprio. Quello che continuamente contrastiamo per non soccombere alle situazioni pur rimanendo umani. Quello che, qualche volta, ci salva dalla follia di un lavoro meraviglioso e straziante, coinvolgente a 360 gradi, a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Facile parlare da fuori, dare consigli, proporre soluzioni senza sapere quali siano gli strumenti e le risorse disponibili. Facile giudicare e condannare lo Stato, il Comune, i Servizi, il singolo operatore costretto ad intervenire. Nonostante tutto!
Meno facile è mettersi nei panni dell’altro, tacere piuttosto che parlare vano ed agire!
A proposito, credo che di questo passo, sia già terminata anche l’ulteriore somma stanziata per il recente riequilibrio finanziario. Ed abbiamo parlato solo dei minori!

di Annamaria La Penna
annamarialapenna@gmail.com

 

About Annamaria La Penna

Pedagogista, si occupa di educazione, formazione e ricerca universitaria prevalentemente nell’educazione degli adulti e del Life Long Learning. Assistente Sociale, mediatrice familiare e consulente tecnico esperto in servizio sociale forense, è impegnata nei servizi e nelle politiche sociali dal 2001. Ha collaborato con alcune testate, tra cui Viewpoint, magazine di promozione culturale umbro (dove nasce e si forma) fino a giungere nel 2016 nella grande famiglia di Informare, dove ricopre il ruolo di caporedattore e direttore organizzativo. Iscritta agli Ordini professionali degli Assistenti Sociali e dei Giornalisti Pubblicisti della Campania. Obiettivo personale e professionale: con passione e dedizione, continuare a migliorare in qualsiasi cosa faccia.