Castel Volturno città solidale: nessuno è stato lasciato solo

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Castel Volturno sul suo tessuto sociale porta il ricamo di numerose difficoltà, questo è un dato oggettivo.

Agli albori dell’emergenza Covid-19, le paure sostanziali erano due: diventare possibile focolaio, patire la fame. Tuttavia, l’amministrazione si è ben adoperata per scongiurare tali timori e far sì che nessuno venisse lasciato solo, distribuendo beni di prima necessità, farmaci e bombole del gas per cucinare, oltre al magistrale impegno della Polizia Municipale che, con le forze dell’ordine, ha capillarmente monitorato il territorio. Anche la cittadinanza si è dimostrata responsabile, rispettando le regole e sperando di poter uscire in tempi brevi dalla fase critica.

Per fare una chiara ricostruzione degli interventi amministrativi, abbiamo contattato la Dott.ssa Annamaria La Penna, Responsabile Servizi Sociali. Il 12 Marzo l’amministrazione ha istituito il COC (Comitato Operativo Comunale) che comprendeva tutte le risorse che, ipoteticamente, potessero servire. Nel corso dell’emergenza questo è stato man mano delineato e rimodulato, includendo la croce rossa o altre strutture e associazioni che, in qualche modo, potessero gestire con il comune le diverse problematiche sociali e sanitarie.
Era quindi necessario un taglio più confacente al territorio, individuando il supporto delle funzioni comunali per affrontare l’emergenza, ovvero Polizia Municipale, protezione civile e servizi sociali. Nella fase iniziale non sono mancate le polemiche in merito alla distribuzione degli aiuti alle famiglie. Sono nate sul territorio anche reti di cittadini indipendenti dal COC che fornivano aiuti, in virtù di una confusione generale.

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«Inizialmente non era ben chiaro l’operato del COC», ci dice Annamaria, che chiarifica l’azione del comune. «Si è rivelato necessario mettere nero su bianco la necessità di un unico coordinamento, per avere un quadro completo del bisogno per poter soddisfare le necessità di tutti». Inizialmente infatti, molte persone si recavano presso la Caritas della chiesa di S. Maria del Mare richiedendo aiuti di prima necessità, per poi rivolgersi al COC ed ottenerne ulteriori, generando così una distribuzione degli aiuti non bilanciata. A questo proposito è stato chiesto a Padre Daniele Moschetti, referente Caritas-Centro Fernandes, di rendersi portavoce dei Parroci locali per comprendere meglio come le Caritas volessero o potessero interfacciarsi con il COC. «Per una questione di giustizia, era opportuno che gli elenchi si condividessero e dopo un chiarimento, sono stati condivisi i nominativi delle persone aiutate, in maniera tale da poterli implementare all’elenco del COC e garantire aiuti nella giusta misura, attraverso una corretta rotazione per avere la possibilità di aiutare tutti».
Il punto nevralgico di questo territorio però, è rappresentato dalla massiccia presenza di immigrati che spesso non lavora e, se lavora, si tratta di mestieri occasionali e/o non regolati. Su questo punto abbiamo chiesto ad Annamaria di farci una panoramica dettagliata sulle modalità operative adottate dall’amministrazione.
«I braccianti agricoli continuano a lavorare, perché non si sono fermate le campagne. Alcuni stranieri che hanno dei contratti regolari possono continuare a lavorare, ma ciò non avviene per chi ha partita iva, lavora per attività sospese, o non lavora. Per queste persone, ci sono i pacchi che vengono distribuiti a chi si trova sul territorio castellano, e non necessariamente deve essere residente. I buoni spesa invece, vengono erogati a chi è residente e possiede i requisiti necessari».

Fino ad ora, l’amministrazione ha consegnato più di 2000 pacchi alle famiglie, escludendo le distribuzioni a pioggia effettuate nella fase iniziale dell’emergenza per abbassare le tensioni sociali, che si sono verificate in virtù del timore di una fame che, fortunatamente, non è mai arrivata. Questa emergenza ha però portato alla luce un’ulteriore paura: in molti non si rivolgono al COC, perché hanno dei minori a carico e temono l’incontro con l’assistenza sociale. Coloro che hanno esigenze, soprattutto di tipo economico, evitano di richiedere sussidi temendo che l’intervento dell’assistenza sociale metta a rischio il rapporto genitoriale.
È importante sottolineare che l’assistenza sociale interviene in casi di problematiche giudiziarie particolari, dove è specificatamente richiesto un intervento. Un eventuale allontanamento di un figlio non è certamente legato ad una povertà, bensì a scarsa capacità di prendersi cura delle esigenze del minore. Chiunque avesse necessità, vera e concreta, con fiducia deve avvicinarsi ai servizi sociali.

di Daniela Russo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°205
MAGGIO 2020

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