Il curatore Enzo Battarra: “La Reggia di Caserta continui a valorizzare l’arte contemporanea sulla scia del lavoro di Mauro Felicori 

Con un affollato vernissage, sabato 23 febbraio Patrick Moya ha inaugurato la sua mostra personale alla Reggia di Caserta. Per il popolare artista franese si tratta di un ritorno, già nel 2015 infatti espose per il Mac3 e per la galleria Arterrima, presente nell’organizzazione dell’evento anche in questa occasione. 

L’arte di Patrick Moya è difficile da etichettare, spazia dalla pittura alla scultura, dai graffiti alle pubblicità, dall’installazione all’utilizzo dei new media, in continua evoluzione nella ricerca dei nuovi linguaggi delle moderne tecnologie alle quali Moya sembra non cedere mai il passo, creando originali espressioni artistiche man mano che il progresso gli regala strumenti diversi.  

Per la mostra Moya Royal Transmedia l’artista ha realizzato delle opere specifiche per il monumento vanvitelliano, portando il suo personaggio virtuale creato nel 1996 a sedere sul trono che fu di Re Carlo di Borbone. Il piccolo Moya, caricatura di se stesso, è un elemento ricorrente nelle sue opere, così come il suo cognome che campeggia in bella mostra in moltissimi quadri e sculture.
In occasione della mostra abbiamo intervistato uno dei curatori, il dott. Enzo Battarra:

Patrick Moya alla Reggia di Caserta dimostra ancora una volta l’attenzione posta in essere da chi gestisce il monumento nei riguardi dell’arte contemporanea. Questa tradizione secondo lei andrà quindi avanti in maniera continuativa anche dopo l’addio di Mauro Felicori?
Oggi la Reggia di Caserta è più aperta all’arte contemporanea di quanto lo fosse un tempo. Certamente la presenza di una collezione come “Terrae Motus” avrebbe dovuto già da tempo indurre un’attenzione ai linguaggi attuali. La “cura” Felicori ha dato i suoi effetti in tanti settori e ha valorizzato la presenza del contemporaneo alla Reggia, facendo scuola e creando una scia. Penso che si continuerà in tal senso, magari anche migliorando, come sempre si deve auspicare. Ovviamente molto dipenderà dalla figura di direttore che verrà individuata.


Parliamo dell’artista: Patrick Moya ha avuto successo principalmente in Francia ma con significativi apprezzamenti internazionali, con mostre in Corea del Sud e negli USA a curriculum, è un artista in crescita o è all’apice del successo e della maturazione artistica?
Patrick Moya è un artista di successo. Difficile dire se sia all’apice o la sua notorietà sia tuttora in crescita. A volte la storia dell’arte dopo secoli decide di attribuire un valore ancora maggiore ad artisti sommi, uno per tutti Caravaggio. Per quanto riguarda la sua maturità, Moya continua a essere uno sperimentatore di linguaggi, in sintonia anche con l’evoluzione della tecnica. La sua impostazione creativa è di grande maturità e originalità, il suo impianto creativo lo caratterizza fortemente. Ma ritengo che ci siano ancora margini di crescita perché è un grande ricercatore, è un laboratorio continuo di idee. E ha ancora tanto entusiasmo.

Patrick Moya è identificabile in qualche movimento artistico specifico data la particolarità delle sue opere?
Il Novecento ha visto nascere tanti movimenti di avanguardia, tante correnti e subcorrenti, cui ogni storico ha voluto attribuire nomi. E’ stato il secolo delle avanguardie e degli “ismi“. Il secolo in corso ha ereditato schematizzazioni e classificazione, non sempre veritiere. Oggi si usa ancora riferirsi a movimenti nati oltre cinquanta anni fa, se non addirittura prima. Il nuovo millennio dovrebbe superare questi schematismi relazionando la ricerca artistica all’evoluzione dei processi comunicativi. Però, per non eludere la domanda, mi piace affermare che il pop e il graffitismo (antesignano della street art) siano i riferimenti più immediati nell’immaginario di Patrick Moya. In sintesi, si potrebbe dire che con lui la pop art si è messa per strada.

Moya è un artista che fa largo uso delle moderne innovazioni tecnologiche in ambito multimediale, quanto sta cambiando il modo di fare arte oggi?
Questa domanda è molto pertinente e dà l’opportunità di attribuire a Patrick Moya un valore emblematico nel panorama delle nuove ricerche visive correlate ai progressi della tecnologia. La “civilizzazione Moya” è nello spirito dei tempi, nello slittamento da un medium all’altro, nell’essere transmediale. Ma questo permette all’artista di riconquistare una sua “popolarità”, intesa come notorietà che a sua volta si collega alla capacità di coinvolgere emotivamente varie fasce anagrafiche e non solo il mondo degli addetti ai lavori. E’ un’arte che scende nelle piazze (fisiche o telematiche che siano) e si fa apprezzare oscillando tra reale e virtuale. Insomma, si torna a un’arte sociale, dopo che per decenni si è parlato solo a un piccolo pezzo di società.

La mostra Moya Royal Transmedia sarà visitabile fino al 23 marzo prossimo nelle Retrostanze del Settecento della Reggia di Caserta, dal lunedì alla domenica escluso il martedì dalle ore 8:30 alle ore 19:00, acquistando il normale biglietto per gli Appartamenti Reali.
Curatori: Enzo Battarra e Florence Canarelli