Caserta: Cappella San Donato (Della Ratta), un convegno per salvarla

Gianrenzo Orbassano 05/11/2024
Updated 2024/11/04 at 10:30 PM
2 Minuti per la lettura

Nel prossimo numero di Informare, abbiamo dedicato un articolo anche alla Cappella San Donato – o della Ratta – di Caserta. Questa chiesetta si trova in centro città e al tempo fu possedimento dei della Ratta, conti di Caserta tra il XIV e il XVI secolo. Situata proprio nel Vicolo della Ratta, la Cappella è un rarissimo esempio di architettura casertana precedente alla costruzione della Reggia.

Recuperare la Cappella San Donato a Caserta

La Cappella è al momento pressoché murata, con probabili problemi di stabilità strutturale; piante rampicanti si avvinghiano alle pareti e coprono la facciata, privando, forse per sempre, la
città di una preziosa testimonianza del proprio passato.

Giovedì 7 novembre alle ore 17,30, la sezione casertana “Antonella Franzese” di Italia Nostra ospiterà, presso la sua sede di  via Colombo 36, un convegno proprio sulla storica cappella dei della Ratta.

Attualmente in proprietà dei fratelli EdoardoGiovanna e Maria   Giordano, che l’hanno ricevuta dalla madre marchesa Laura Daniele di Bagni (ultima erede dei della Ratta del ramo di Caserta, secondo la genealogia della famiglia Daniele di Caserta risulta nata a Caserta il 15 dicembre 1919 e deceduta il 17 settembre 1993, coniugata Giordano), la cappella faceva parte della villa nobiliare dei che fino agli anni ’60 esisteva, con il suo ampio aranceto, al posto del palazzo Giordano che dà su via Battisti.

Prossimamente su Informare

Ci uniamo alla richiesta di valorizzare questo bene: nei prossimi giorni sul nostro canale Instagram verrà infatti approfondito il tema del bene abbandonato: la tutela dei beni culturali del nostro territorio rappresenta uno sforzo necessario per la città, un passo da compiere per rafforzare la nostra offerta turistica.

La sezione “Antonella Franzese” di Italia Nostra, consapevole della rilevanza storico-architettonica del compendio edilizio, già dal 2018 l’aveva inserito nella propria Lista Rossa cioè quella dei beni culturali in pericolo, per sollecitarne la salvaguardia.

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