Caserta capitale della Nutella e niente più

Gianrenzo Orbassano 02/02/2025
Updated 2025/02/02 at 12:34 PM
2 Minuti per la lettura

Caserta tempio del food: +229% negli ordini di prodotti Nutella

Nel 2024, secondo un’analisi di Glovo, in Italia sono stati consegnati oltre 1 milione di prodotti Nutella, pari al 37% del consumo globale sulla piattaforma. Tra le città italiane, Caserta si distingue come la più golosa, con un incremento del +229% negli ordini. Un dato che non sorprende, ma che solleva interrogativi su un modello di sviluppo che sembra ridurre la città a un semplice tempio del food, tralasciando invece altri settori – e mi scuseranno i lettori per l’insistenza – come le iniziative culturali e i progetti innovativi.

Caserta, famosa per la Reggia e il suo patrimonio storico, oggi rischia di essere ricordata solo come la città “dove si mangia e basta”. I numeri di Glovo confermano una tendenza già emersa nel rapporto Svimez per Confcommercio: il settore della ristorazione e della somministrazione vive un momento florido, mentre altri comparti, come quello culturale e produttivo, segnano il passo.

Caserta cerca un’identità oltre il food

Secondo i dati, Caserta è al secondo posto in Campania, dopo Napoli, per numero di negozi al dettaglio (30,2%) e al primo per addetti (25,2%). Tuttavia, questa crescita non si traduce in un equilibrio tra i settori.

Il successo della Nutella a Caserta, celebrato anche nel World Nutella Day (nato nel 2007 per iniziativa della blogger Sara Rosso), rischia di diventare il simbolo di una città che trova soddisfazioni solo nel cibo, senza investire in cultura, innovazione o progetti a lungo termine. Non è una invettiva contro i bravissimi imprenditori e commercianti del nostro territorio, ma un monito per quanto riguarda la valorizzazione anche degli altri settori: mentre il mondo guarda avanti, Caserta sembra accontentarsi di essere la capitale della golosità, dimenticando che una città vive anche di idee, arte e visioni per il futuro. Forse è arrivato il momento di chiedersi: basta davvero che si mangia?

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