informareonline-buon-compleanno-scuderia-la-storia-e-i-successi-della-ferrari

Buon compleanno Scuderia: la storia e i successi della Ferrari

Redazione Informare 16/11/2022
Updated 2022/11/16 at 2:43 PM
7 Minuti per la lettura

È nella cornice degli anni Venti che tutto ha inizio. Enzo Ferrari è alla guida di un’Alfa Romeo, vive gli albori delle competizioni automobilistiche, e ottiene anche risultati modesti. Mentre sfreccia sull’asfalto però continua ad alimentare la sua vera passione: costruire motori. Ed è proprio in un giorno d’autunno degli anni Venti, il 16 novembre 1929 per la precisione, che compie il definitivo passaggio dalla pista all’officina fondando la Società Anonima Scuderia Ferrari.

Il marchio diviene il cavallino rampante nero su fondo giallo, simbolo esibito dall’asso dell’aviazione italiana Francesco Baracca durante la Prima Guerra Mondiale e donato a Enzo dalla famiglia dell’aviatore, trova quindi nuova vita diventando il simbolo di quella che sarà destinata a essere la Scuderia più vincente della storia.

Lo scopo dichiarato della S.A. Scuderia Ferrari, dal 16 novembre 1929 al 16 novembre 1931, era di “compera di automobili da corsa di marca Alfa Romeo e partecipazione colle stesse alle Corse incluse nel calendario nazionale sportivo e nel calendario della Associazione Nazionale Automobil Clubs“. La Scuderia dunque si legò all’Alfa Romeo, divenne fornitrice del team e, così facendo, Enzo Ferrari aveva non solo la possibilità di progettare motori ma, soprattutto, di partecipare alle gare e aumentare la popolarità del marchio con spese minime.

Il divorzio con l’Alfa e la nascita della prima Ferrari da corsa

Nel 1939 Enzo decise di terminare il matrimonio con l’Alfa Romeo per progettare auto completamente di marchio Ferrari. A posticipare però la riuscita dei suoi progetti ci pensò la Seconda Guerra Mondiale. È dunque dopo aver raccolto i cocci di un’Italia distrutta che nel 1947 la Scuderia dà alla luce la sua prima creatura: la 125 S, un auto sportiva stradale. Ma il vero obiettivo di Enzo erano le auto da competizione e, infatti, le vetture da strada erano solo il mezzo per arrivare allo scopo. L’incremento economico dovuto alla vendita delle vetture da strada gli permisero infatti di concepire, appena un anno dopo, la 125 F1: la prima monoposto da corsa del Cavallino Rampante. A farla trionfare ci pensò Alberto Ascari, figlio di Antonio, ingaggiato nel 1949 il quale si impose sui suoi avversari a Silverstone, in Austria e in Italia.

La prima partecipazione in Formula 1, le prime vittorie e le prime perdite del Cavallino

Con una monoposto portata al successo Enzo non ci pensò due volte prima di iscriversi alla prima stagione assoluta di Formula 1 nel 1950. Il successo non arrivò subito, le prime due stagioni furono infatti dominate dagli ormai rivali dell’Alfa Romeo, ma bastarono alla Ferrari per progettare l’auto giusta e permettere ad Alberto Ascari di dominare nei due anni successivi.

Ai primi successi si aggiunsero però le prime perdite per la famiglia del Cavallino. Alberto, infatti, perse la vita nel 1955 proprio mentre testava una Ferrari 750. Quel lutto segnò Enzo che si impose di non affezionarsi più ai suoi piloti ma anzi, metterli l’uno contro l’altro per tirar fuori il meglio delle sue vetture. Ma non sempre riuscì a mantenere un algido distacco.

I campioni in Rossa e le prime crisi

Maranello divenne in poco tempo terra dei campioni, i migliori vestivano tutti Ferrari da Fangio a Hawthorn, passando per Hill e Surtees. Ma se da un lato i successi riempirono d’orgoglio Enzo dall’altro i colpi di coda del destino strapparono via la vita di ben cinque piloti Ferrari su pista dal 1957 al 1961.

Mentre era impegnato a digerire gli amari colpi della vita la gestione di Enzo diventò tanto autoritaria quanto impopolare fino ad arrivare alla cosiddetta “rivoluzione di palazzo”: la ribellione di pilastri fondamentali del suo team. Alle perdite gestionali si aggiunsero presto quelle finanziarie e nel 1969, a causa dei costi del reparto corse e della produzione su strada, Ferrari fu costretto a vendere il 50% del suo impero al colosso Fiat senza però rinunciare al totale controllo dell’attività agonistica.

La rinascita della Scuderia Ferrari

A dare nuovamente speranza a Enzo ci pensò l’arrivo di Niki Lauda. L’austriaco infatti riportò al successo il Cavallino nel 1975, quasi dieci anni dopo l’ultimo conquistato da Surtees, e ancora nel 1977. A portare nuovamente il titolo iridato in casa Ferrari ci pensò Jody Scheckter, ultimo a trionfare fino all’arrivo di Michael Schumacher. Il tedesco, infatti, conquistò con la rossa cinque mondiali di fila, dal 2000 al 2004. Enzo non visse mai però i successi del grande Schumi perché si spense all’età di 90 anni, nel 1988 nel pieno periodo di crisi di risultati della sua Scuderia. Poco prima della sua morte permise alla Fiat di acquisire il 90% delle quote della società.

La più vincente di sempre

Animato da un’incredibile passione, Enzo Ferrari era solito considerare l’automobile una conquista di libertà dell’uomo. Il suo estro, l’ingegno, l’impegno, la determinazione e la spinta per l’innovazione gli hanno permesso di entrare negli annali della storia del motorsport riuscendo a legare alla storia della sua Scuderia quella della Formula 1. Ancora oggi, infatti, il Cavallino Rampante conta 31 titoli nella serie regina dei motori, di cui 15 Piloti e 16 Costruttori; numeri ineguagliati che il team di Maranello prova a difendere e onorare in nome della sua passione.

“Date a un bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un’automobile: sicuramente la farà rossa.” È proprio con queste parole di Enzo che facciamo i nostri auguri alla Scuderia Ferrari!

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *