Il 25 maggio 2020, a Minneapolis, veniva ucciso George Floyd. Uno degli eventi mediatici più importanti della storia che ha dato uno slancio al movimento antirazzista, ossia il Black Lives Matter (BLM). A 5 anni da quell’episodio scopriamo che cosa è successo all’organizzazione.
Black Lives Matter: nascita
Il movimento nacque ben prima del caso sopra citato. Esso risale infatti al 2013, anno della morte dell’afro-americano Trayvon Martin. A fare scalpore fu l’assoluzione, per legittima difesa, di George Zimmerman, l’uomo che aveva sparato al giovane. L’accusa, infatti, non era riuscita a portare prove convincenti sul movente dell’uccisione, che era incentrato sul razzismo secondo i legali della famiglia di Martin, concentrandosi piuttosto sulla figura di Zimmerman.
Il processo era uscito fuori dal tribunale: era divenuto un caso mediatico e politico. Tra gli spettatori del processo c’è Alicia Garza, che sui social scrisse: «Persone nere. Io vi amo. Amo noi. La nostra vista conta». Tra i commenti c’è quello di una sua amica, Patrice Cullors, che rispose con: «Dichiarazione: i corpi dei neri non saranno più sacrificati per l’illuminazione del resto del mondo. Ho finito. Ne ho abbastanza. Trayvon, sei amato infinitamente. #BlackLivesMatter». Tradotto: la vita dei neri conta. L’hastag era perfetto: breve e incisivo. Lo slogan divenne virale tra gli attivisti. Le due donne, assieme a una terza, ossia Opal Tometi, fondarono BLM.
Il movimento è decentralizzato: 30 filiali sparse negli USA. La mancanza di una figura leader permette alle singole comunità locali di agire in autonomia. Il movimento non chiede cosa fare, ma è una piattaforma che dà la possibilità alle persone di fare attivismo, dal semplice like sui social fino all’organizzazione di proteste. Questo è ciò che lo ha reso potente.
Il logo, quello del pugno nero, proviene dal Black Panther Party, un’organizzazione politica nata nel 1966 per difendere i diritti civili degli afro-americani. Nelson Mandela, uscito di prigione nel 1990, alzò il pugno voltandosi verso la moglie; gli atleti John Carlos e Tommie Smith, alle Olimpiadi del 1968, indossarono dei guanti neri e al momento dell’inno compierono il gesto.
Il caso Floyd
Nel 2020, l’assassinio di George Floyd, a Minneapolis, fece il giro del mondo. La diffusione delle immagini da parte dei presenti mostra la violenza dei poliziotti, un tema già di suo controverso, contro un uomo indifeso (e che, secondo le testimonianze, non aveva opposto resistenza) che riesce a dire solamente ” I can’t breathe”, ossia “io non posso respirare”. È quanto basta per dare ancora più carica emotiva all’evento.
Il 6 giugno di quell’anno, 500mila persone sfileranno in 550 località diverse. Nell’estate, si contano oltre 26 milioni di partecipanti a manifestazioni contro il razzismo verso i neri. Le proteste furono anche contro le forze dell’ordine e si richiedevano riforme per tagliare i fondi o addirittura eliminarli del tutto. Alcune amministrazioni cittadine depotenziarono la polizia, altre introdussero programmi per superare i bias razziali. Il movimento, anche se non per intero, si identificò dunque con posizioni anti-polizia. Alle urne, per l’elezione di Joe Biden, accorsero moltissimi elettori neri spinti dal movimento.
SI raccolsero milioni di dollari grazie alle donazioni. Le tre fondatrici dovettero darsi dunque una struttura: nasce la Black Lives Matter Global Network Foundation. I soldi sarebbero stati destinati al sostegno delle famiglie delle vittime, alle comunità locali e alle filiali sparse nel paese.
Declino del Black Lives Matter
Già verso la fine del 2020, il movimento venne messo sotto la lente d’ingrandimento per la sua poca trasparenza. Si scoprì che la somma delle donazioni ammontava a 90 milioni di dollari, ma che ne erano stati usati solamente 30. Patrice Cullors, che aveva causato scalpore tempo prima per essersi autoproclamata leader del movimento, a maggio del 2021 si dimise improvvisamente, affermando di volersi dedicare ad attività culturali. Emersero voci su acquisti di ville di lusso fatti dalla donna. In particolare, fu trovata una villa da oltre 6 milioni a Los Angeles, comprata attraverso un giro di società anonime.
L’acquisizione, inizialmente non segnalata dalle fondatrici, fu giustificata successivamente dapprima come luogo per permettere agli artisti neri di dedicarsi a opere per il movimento, poi come rifugio per neri minacciati nelle proteste. Alle accuse di mancanza di trasparenza, risposero che era per mantenere nascosta la posizione del rifugio, in quanto luogo da mantenere protetto. La spiegazione però non convinse e le successive inchieste scoprirono che Cullors aveva comperato altre 4 case per un valore di 3,2 milioni di dollari.
I giornali conservatori accusarono Cullors di non essere realmente marxista, come invece dichiarava, e di aver usato i soldi delle donazioni per un tornaconto personale. Infatti, la donna aveva pagato 800mila dollari per un servizio di sicurezza, ma l’addetto si scoprì essere il fratello. Ancora, un milione di dollari delle donazioni fu dato a una società per organizzare eventi dal vivo: società di proprietà dell’ex di Patrice Cullors. Infine, qualche milione fu invece donato a un ente benefico canadese, gestito dalla moglie della co-fondatrice di BLM.
Il crollo
Il movimento corse ai ripari in seguito alle continue notizie: Cullors si dimise e vennero assunti degli esperti e consulenti. La reputazione però era ormai infangata. Il consenso, che nel 2020 era al 67%, nel 2023 esso scese al 51%, con il 46% della popolazione che si dichiarò invece contro il BLM. Ci sono, oltre alla questione della trasparenza, anche altri motivi per cui il movimento ha perso consenso.
La discriminazione razziale, dinnanzi agli eventi come la pandemia, l’inflazione e l’invasione dell’Ucraina, ha perso centralità nel dibattito americano. Inoltre, in Black Lives Matter era forte la retorica del Defund The Police, ossia quella dei tagli ai fondi destinati alle forze di polizia. Questo non piacque né ai democratici e né ai repubblicani. Infatti, i casi di violenza non erano diminuiti, anzi, erano aumentati i crimini; ciò portò le amministrazioni cittadine a riconsiderare le riforme della polizia. Le posizioni conservatrici del paese attaccarono proprio la violenza delle manifestazioni del BLM.
Infine, il problema del movimento è stata la mancanza di riforme concrete, che sarebbero invece dovute arrivare in seguito all’iniziale fase di proteste. Secondo un sondaggio, solo il 32% delle persone intervistate afferma che il BLM sia stato efficace nel portare l’attenzione sul razzismo contro gli afroamericani e solo l’8% si dice convinto che il movimento abbia portato un miglioramento delle loro condizioni di vita. La struttura decentralizzata ha permesso la diffusione del movimento, ma la mancanza di leadership è stata poi la sua stessa debolezza.
Quale futuro per Black Lives Matter?
Il movimento ha dato una svolta nella lotta al razzismo dal punto di vista culturale e ha messo in luce i problemi legati all’eccessiva violenza nei corpi di polizia, soprattutto in determinate zone del paese. Forse tornerà in voga al prossimo caso di aggressione, come avvenne con Floyd. Sicuramente, però, qualora dovesse accadere, il BLM dovrà farsi trovare pronto con una struttura adeguata per portare a cambiamenti concreti. Quello slogan, ad ogni modo, va oltre l’organizzazione e continueremo a vederlo ancora per un po’. Come disse LeBron James in un’intervista: «dicono che BLM sia un movimento; quando sei nero non è un movimento, è uno stile di vita.»



















