Un bielorusso, un brindisino ed un napoletano nel blu dipinto di blu con un gallo che fa chicchirichì

Modugno Domenico

Il 1° febbraio del 1958 Modugno, brindisino di San Pietro Vernotico, vinceva l’VIII “Festival della canzone italiana” di Sanremo con la canzone “Nel blu, dipinto di blu” conosciuta anche come “Volare”. Sono 60 anni. Un uomo che compie quell’età ha ampie facoltà mentali ed interessanti abilità fisiche, non potenti ma interessanti. Le facoltà mentali sono invece ampie immense. L’esperienza vissuta e l’apprendimento logico cominciano ad avere quell’equilibrio che consentono di dire cose sensate. Un uomo di sessantanni ha buone probabilità di dire cose di una certa utilità. Ed una canzone cosa può dire dopo sessantanni? Ha un valore? Ha una sua attualità? Un insegnamento? Che cosa ci dice “Volare” dopo tutti questi anni?

Nel 1958 fu rivoluzionaria sicuramente. Modugno era un cantautore ante litteram, scriveva le canzoni che cantava in collaborazione con altri autori di testi come Pazzaglia ed, in questo caso, Franco Migliacci; ma non era “quel tipo di cantautore” modello della canzone politica di sinistra che si ebbe negli anni sessanta e settanta, pur essendo ad ogni modo un autore profondo che descriveva drammi sociali (amara terra mia, soscia popolo), amorosi (U pisci spada) ed introspettivi (tema del suicidio con Uomo in Frack e Meraviglioso). Ma questa canzone era ben altra cosa. Era la leggerezza del vivere anzi della capacità di volare, era gioia pura.

La differenza la fece il ritornello quel “Volare oh, oh Cantare oh, oh, oh” ma il testo… beh il testo era (è) interessante. Le parole erano semplici ed immediate seppur ispirate da un’idea sofisticata.

Migliacci, il paroliere napoletano, venne ispirato dal quadro “Le coq rouge dans la nuit” di Marc Chagall in cui è rappresentato in un cielo blu notturno un uomo, una donna ed un gallo rosso, ma questi più che volare (come nella canzone) sembrano tirati da un vento silenzioso ed invisibile. Silenzioso perché non lo sentiamo, se guardando il quadro sentite il vento non è un buono segno per la vostra salute mentale e dovete andare da un medico, invisibile perché mentre questi svolazzano i capelli e le piume sono marmorei.

Chagall era un pittore bielorusso di origine ebraica chassidica naturalizzato francese che dipinse quel quadro in onore dell’amata moglie morta all’improvviso. Il quadro è pieno di simbologia chassidica: il gallo rosso è l’animale che annuncia la fine della notte e la nascita del giorno (chicchirichì) rappresentando il confine di due realtà in antitesi, la notte del sogno dove tutto è possibile e il giorno della quotidianità dove si rimpiange ciò che è perduto. Nel villaggio bielorusso di Lëzna gli ebrei aschenaziti alla miseria, all’isolamento e alla persecuzione rispondevano con canti, preghiere e leggende ad alta simbologia tipiche del movimento chassidista, diffusosi nel 1700 nell’Europa orientale.

Chi sapeva dipingere come Chagall faceva quel tipo di quadro. Mentre chi veniva dal Salento e da Napoli scriveva quel tipo di canzoni. “Chicchirichì…. oh oh, Chicchirichì…. oh oh oh”

 

Nel blu, dipinto di blu

(D. Modugno, F. Migliacci, M. Chagall – 1958)

Penso che un sogno così non ritorni mai più
Mi dipingevo le mani e la faccia di blu
Poi d’improvviso venivo dal vento rapito
E incominciavo a volare nel cielo infinito

Volare oh, oh
Cantare oh, oh, oh
Nel blu dipinto di blu
Felice di stare lassù
E volavo, volavo felice più in alto del sole
Ed ancora più su
Mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù
Una musica dolce suonava soltanto per me

Volare oh, oh
Cantare oh, oh, oh
Nel blu dipinto di blu
Felice di stare lassù

Ma tutti i sogni nell’alba svaniscono perché
Quando tramonta la luna li porta con sé
Ma io continuo a sognare negli occhi tuoi belli
Che sono blu come un cielo trapunto di stelle

Volare oh, oh
Cantare oh, oh, oh
Nel blu degli occhi tuoi blu
Felice di stare quaggiù
E continuo a volare felice più in alto del sole
Ed ancora più su
Mentre il mondo pian piano scompare negli occhi tuoi blu
La tua voce è una musica dolce che suona per me

Volare oh, oh
Cantare oh, oh, oh
Nel blu degli occhi tuoi blu
Felice di stare quaggiù
Nel blu dipinto di blu
Felice di stare quaggiù
Nel blu dipinto di blu
Felice di stare quaggiù
Con te

di Vincenzo Russo Traetto

Tratto da Informare n° 178 Febbraio 2018