Frammenti di muro, di volti, di abbracci, di sentimenti, ma anche di libertà.

Quel muro, quindi, non era semplicemente un muro. Era un popolo diviso da barriere, influenze. Si dice che si deve conoscere la storia, per evitare che essa si ripeta, la cosiddetta “historia magistra vitae”, ma oggigiorno non è così. Si continuano a costruire muri, anche se non fisici, spesso sono mentali. Il mondo è diviso, la libertà è un’illusione ed è repressa con la violenza.

La storia, quindi, pare non aver insegnato nulla.

Continuiamo a provarci: più che mai è necessario ricordare gli eventi, lo spirito e i volti di chi ha fatto la storia e la fotografia può venirci in soccorso.

A questo scopo Luciano Ferrara, fotografo freelance, acuto osservatore della realtà, dei cambiamenti sociali, dei lavoratori, delle fabbriche e delle lotte, fa emergere dai suoi scatti una visione antropocentrica del mondo circostante, attraverso un uso sapiente del medium fotografico e una spiccata sensibilità emotiva e visiva.

In particolare, con la mostra Berlino 1989. Frammenti di muro-persone, indaga il rapporto tra la memoria storica e i linguaggi artistici.

Il suo modus operandi rimanda ad una ricostruzione degli eventi storici attraverso una sequenza cronologica descritta in modo obiettivo e con metodo scientifico. Luciano Ferrara sembra lanciare un monito verso l’attuale società e sistema politico, dove è evidente la propensione alla costruzione di nuove barriere per controllare i confini nazionali.

Il progetto fotografico di Ferrara è esposto nella Cappella Palatina del Maschio Angioino, promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo e dal Goethe-Institut Neapel nell’ambito delle celebrazioni 1989-2019: Berlino e l’Europa 30 anni dopo il muro.

Frammenti di muro e di vita che si fondono, che cambiano la vita delle persone, non solo a Berlino, nel resto del mondo. Volti di speranza, di rabbia, gioia: il tutto è raccontato attraverso una serie di immagini che sintetizzano una lotta durata anni e un sentimento non poco profondo. Immagini che ci mostrano una realtà che troppe volte sentiamo estranea, lontana anni luce, ci mostrano un evento di scellerata insensatezza. Una cortina di ferro, una barriera visiva e psicologica, divisione tra Est ed Ovest, separazione di due correnti politiche opposte: l’Occidente liberista e l’Oriente comunista.

«Ho riportato tutto nell’89 – spiega il fotoreporter napoletano- quando non c’era il digitale e ho stampato i negativi in camera oscura come si faceva allora. Non è stata un’operazione nostalgica. Volevo tornare indietro a quell’epoca per ricordare in modo preciso quel momento importantissimo. Nell’89 ero a Berlino come fotoreporter. Documentavo ciò che accadeva proprio sotto il muro, dove nei mesi di ottobre e novembre sono passate milioni di persone. Ho fotografato la folla, ma il mio impegno principale era catturare i singoli, studiare come le persone, estrapolate dalla folla, interagivano con il muro stabilendo con esso un rapporto. A distanza di trenta anni, le singole istantanee riportano in auge intense emozioni, si ripensa al senso e al significato di quell’evento, e alla sua valenza storica, politica, economica e sociale. Persone che non si conoscevano unite in un appassionato abbraccio, cortei di utilitarie, manifestazioni di giubilo di persone coraggiose che si arrampicarono sul muro, tutti ripetevano una sola parola: INCREDIBILE».

Noi oggi, domani, costantemente, dobbiamo farci carico di questa testimonianza. Dobbiamo impedire che semplicistiche opinioni dividano fisicamente e psicologicamente persone, popoli, addirittura il mondo bene. Sentimento moderno e di intelligenza è l’integrazione. La comprensione, la cultura e l’esperienza ci aiutano in questo compito.

 

di Flavia Trombetta

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