Sin dai primi anni del 1900, la psicologia studia e segue le problematiche relative all’autostima, evidenziando anche gli svariati i fattori che ne provocano il calo.

È risaputo che avere un equilibrato livello di autostima ci rende migliori, maggiormente produttivi e più sani, mentre con una scarsa considerazione di sé, si può inciampare in pessimismi abitudinari, attacchi di panico o, nei casi più gravi, ansia persistente e depressione.

Fino a poco tempo fa, eravamo abituati a riconoscere i fattori scatenanti della scarsa autostima (adolescenziale e non) in episodi relativamente banali: il compagno di banco che ci prende in giro, il collega di lavoro più brillante di noi, la modella in copertina con le forme ben definite o il bell’attore della telenovela che fa impazzire le donne.

Oggi, paradossalmente, la nostra autostima viene messa a rischio dalle immagini sugli schermi dei nostri smartphone, ed il perché è presto detto.

I social network bombardano la percezione che abbiamo di noi stessi, più dei rapporti umani e dei mezzi di comunicazione in tempi passati.

Attraverso le piattaforme virtuali tentiamo di mostrare le nostre vite come farebbe un curatore con una mostra d’arte, cercando di farle apparire brillanti, facili, tranquille ed agiate, anche quando la quotidianità risulta dura e totalmente opposta a ciò che mostriamo.

Ciò accade perché le immagini che scorrono nei feed social ci causano spesso angoscia e problemi nel percepire noi stessi, soprattutto negli adolescenti.

Tutti ostentano tutto: basta aprire Instagram per vedere pubblicate immagini di aperitivi in posti chic, modelle improvvisate che mettono in mostra i loro costosi outfit e persone che ad ogni ora si trovano in una parte diversa del mondo definendosi “travel blogger”.

La visione quotidiana ed ossessiva di questi contenuti è in grado di condizionare soprattutto le menti più giovani che, nell’immediato, tendono a reputarsi inferiori a chi ostenta quella che, nella realtà, è una falsa ricchezza.

Ad aggravare la situazione ci sono i famosi like: più basso è il numero di likes ricevuti ad un post, tanto più lo è la considerazione che abbiamo di noi stessi.

Tutt’oggi è inconcepibile per chiunque di noi avere un solo like ad un post o, ancora peggio, zero.

Quindi, ci ritroviamo schiavizzati da un semplice numero su un display che decide le sorti di una cosa estremamente personale come la nostra autostima, e che ci fa preoccupare non di come noi ci percepiamo allo specchio, ma di come gli altri percepiscono noi e, per giunta, attraverso i nostri profili social e non nella vita reale.

Uno studio intitolato “Bambini, adolescenti, media e immagine corporea” ha rilevato che il 35% dei giovani presenta la preoccupazione di essere taggato in foto scattate da altri utenti, dove possono risultare poco attraenti.

Il 27% si sente stressato per come appare nelle foto sui social, il 22% ammette di aver avuto vere e proprie crisi d’ansia dopo aver visto foto pubblicate sul loro profilo social ed Il 41% degli intervistati sostiene di utilizzare le piattaforme perché danno modo di apparire migliori.

I dati di questo studio sono pericolosamente preoccupanti.

Diamo davvero modo a degli smartphone di agire in maniera così negativa sulla nostra psiche? Reputiamo davvero necessario paragonarci in ogni modo a ciò che vediamo nei vari feed? La cosa certa è che, continuando su questa strada, non faremo altro che trovare il riflesso di noi stessi nella collettività, un giorno.

Avremo tutti gli stessi vestiti, avremo fatto tutti gli stessi viaggi, pubblicato tutti le stesse foto e, per giunta, con le stesse angolature. E, purtroppo, ci ritroveremo tutti con un’autostima schiacciata dal peso della nostra stupidità.

di Daniela Russo

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