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Attacco contro Hezbollah in Libano: Israele è responsabile?

Updated 2024/09/19 at 12:21 AM
5 Minuti per la lettura

Nella giornata di martedì 17 settembre, sono state ferite migliaia di persone e dieci sono morte in seguito all’attacco hacker contro Hezbollah che ha colpito il Libano. Tra i primi sospettati c’è Israele. I servizi segreti israeliani hanno compiuto un attacco a distanza facendo esplodere contemporaneamente migliaia di cercapersone in dotazione ai militari di Hezbollah. Israele, però, non ha risposto alle accuse e non ha né confermato né negato un suo coinvolgimento. Con 4000 feriti ed 11 morti, l’attacco informatico di martedì è stato un colpo durissimo per l’organizzazione terroristica libanese.

Il Ministero della Sanità di Beirut ha precisato che la maggior parte delle esplosioni hanno causato ferite alle mani e al volto. Al Jazeera riferisce di feriti sanguinanti a terra e gli ospedali libanesi sono in crisi per le troppe persone e la mancanza di sangue. Tra le vittime una bambina di nove anni, Fatima Jaafar Abdullah, e due “combattenti” di Hezbollah, uno dei quali sarebbe il figlio del deputato del gruppo, Ali Ammar. Ferito anche l’ambasciatore iraniano, Mojtaba Amani. Già qualche mese fa, il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, aveva invitato i suoi miliziani a non usare lo smartphone, proprio per il rischio che Israele, con la sua tecnologia avanzata, potesse entrare nei dispositivi elettronici. Nonostante il diverso sistema di comunicazione con i cercapersone, gli hacker sono comunque entrati causando delle esplosioni simultanee che hanno avuto conseguenze devastanti.

In che modo sono esplosi i cercapersone?

Secondo fonti di intelligence statunitensi citate da vari media internazionali, come il New York Times, i cercapersone potrebbero essere esplosi perché contenevano una piccola carica esplosiva. Israele aveva affermato che i cercapersone fossero esplosi per un surriscaldamento della batteria, ma secondo gli esperti questa teoria non è credibile. E allora com’è avvenuta l’esplosione? L’esplosivo sarebbe stato inserito nei cercapersone prima che questi fossero venduti in Libano. Inoltre, sarebbe detonato grazie ad un innesco attivabile a distanza.

All’interno di ogni apparecchio sarebbero stati inseriti tra i 20 ed i 30 grammi di pentrite, una quantità sufficiente ad innescare l’esplosione. Migliaia di questi cercapersone erano stati ordinati dall’azienda Gold Apollo di Taiwan, principalmente del modello AR924. E sono stati proprio quelli ad esplodere martedì nella capitale, Beirut, la valle della Beqaa e nel sud. Quest’ultime sono zone dove la presenza di Hezbollah è molto alta. L’azienda taiwanese Gold Apollo ha però detto di non aver prodotto i cercapersone in questione, ma di aver solo concesso i diritti di produzione e apposto il proprio marchio sui prodotti.

Dopo l’attacco in Libano, è guerra tra Israele e Hezbollah?

Come abbiamo già anticipato, Israele non ha né confermato né negato il coinvolgimento nell’attacco contro Hezbollah in Libano. Hezbollah ritiene però Israele responsabile al 100% ed il mondo intero non ha dubbi nell’affibbiare la colpa allo stato ebraico. Intanto Hezbollah, in una dichiarazione diffusa via Telegram, ci tiene a chiarire: “La Resistenza islamica in Libano continuerà oggi come in tutti i giorni passati, le sue operazioni benedette a sostegno di Gaza, del suo popolo e della sua resistenza, e in difesa del Libano, del suo popolo e della sua sovranità”.

Il gruppo libanese ha poi aggiunto: “Questo nemico traditore e criminale riceverà sicuramente la sua giusta punizione per questa aggressione peccaminosa, da un luogo che non si aspetta. Allah è testimone di ciò che diciamo”. Il clima in Medio Oriente si sta nuovamente surriscaldando e l’Iran ne esce “imbarazzato” non avendo avuto alcun effetto nella deterrenza nei confronti di Israele. Inoltre, una guerra tra Israele e Hezbollah è un’ipotesi che è sempre rimasta molto lontana, ma al momento la situazione sembra suggerire un’imminente escalation.

Hezbollah è uno dei gruppi armati più potenti del Medio Oriente. I suoi mezzi militari sono notevolmente superiori a quelli di Hamas e i suoi legami con l’Iran ancora più solidi e duraturi. Ciò vuol dire che in una presunta guerra tra Israele e Hezbollah, l’intervento iraniano sarebbe diretto, portando così ad un’estensione del conflitto in tutta la regione. L’opinione pubblica e gli esperti sono preoccupati, soprattutto gli Stati Uniti. La crisi umanitaria, in seguito ad un’escalation simile, sarebbe devastante.

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