Anna Politkovskaja, uccisa tredici anni fa per amore della libertà

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“Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano”, lo disse pochi mesi prima di morire durante un colloquio con alcuni colleghi giornalisti, prima di pagare anche lei un prezzo altissimo per i suoi dossier, per le sue interviste, per i suoi scandali fatti emergere su una Russia sempre più autoritaria e dittatoriale.

Non era un segreto che Anna Politkovskaja fosse una spina nel fianco del regime di Putin, che del resto non ha mai nascosto le sue antipatie verso quella giornalista troppo brava, troppo curiosa, troppo determinata nel suo lavoro. Forse non è nemmeno un caso che la mano e la mente che ha assassinato Anna avesse deciso di farlo proprio il 7 ottobre, giorno del compleanno di Vladimir Putin.

Anna Politkovskaja ha dedicato tutta la vita al giornalismo d’inchiesta, in particolare ha visitato a più riprese i territori martoriati dagli interventi militari russi come la Cecenia, documentando di volta in volta tutte le atrocità commesse contro la popolazione civile da parte dell’esercito russo, violazioni e violenze avallate dai vertici militari e politici della Russia guidata da Putin. Durante la sua carriera ha subito spesso minacce, boicottaggi, tentativi di gettar fango sulla sua persona, ma questo non le ha mai impedito di portare avanti quella che per lei rappresentava una vera e propria missione di vita: raccontare le storie, gli abusi subiti, le vessazioni sui più deboli e inermi da parte degli uomini di potere.

Da quando Vladimir Putin ha preso il potere, in Russia 130 giornalisti sono stati assassinati in circostante poco chiare, e tantissimi altri sono stati oggetto di minacce, pestaggi, intimidazioni e tentativi di ostacolare la loro carriera. Per l’omicidio della Politkovskaja la Russia è stata condannata nel 2018 dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo per non aver indagato a fondo sui mandanti dell’omicidio, avendo individuato soltanto alcuni degli esecutori materiali.

L’esempio e il sacrificio di Anna continuano ad essere un faro per chi fa giornalismo e dal suo insegnamento prova ogni giorno a non mollare e non aver paura dell’arroganza del potere, alla ricerca costantemente della verità.

di Raffaele Ausiello

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