Negli ultimi giorni è cresciuto l’allarme per la mandragora. La pianta, non commestibile e tossica per l’uomo, sarebbe stata confusa in più occasioni e in luoghi diversi per una normale verdura – spinaci, friarielli o biete. Provocando, in chi l’ha ingerita per sbaglio, sintomi più o meno gravi – da un semplice mal di testa alla necessità di ospedalizzazione.
Le zone interessate comprendono la Campania e l’Abruzzo. Il caso è scoppiato nell’area dei campi flegrei: “In attesa dei relativi chiarimenti – dice il sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni – si raccomanda di evitare di acquistare e consumare verdure simili sfuse (spinaci, biete etc.). Siamo vicini ai cittadini intossicati e ai loro familiari e seguiamo, insieme alle forze dell’ordine ed alle autorità sanitarie, l’evolversi della situazione”. I carabinieri stanno procedendo a sequestrare lotti sospetti e ad indagare su un caso ancora pieno di dubbi su come abbia fatto, una pianta velenosa, a raggiungere i nostri piatti.
Mandragora: come riconoscerla
Secondo l’Agi, gli esperti consigliano di analizzare da subito il picciolo, ossia il gambo che permette l’ancoraggio al fusto della pianta. Quello della borragine – che è invece commestibile – è spinascente, ossia ha delle piccole spine che provocano dolore nel raccoglierla, mentre la mandragora no. È liscio e pelosetto. Un’altra differenza riguarda la conformazione della foglia: stretta e allungata, la fine a punta – è la mandragora. La borragine è ovale e i contorni netti.
Inoltre è spesso maculata mentre queste non sono presenti nella foglia della mandragora ma anch’essa è increspata e ogni tanto delle spine sottili che però non si possono mai paragonare a quelle della borragine. Elemento distintivo l’odore: quello della mandragora è sgradevole, fetido. L’odore della borragine è più simile al cetriolo. Ulteriore caratteristica è la lunghezza del picciolo: quello della mandragora è piccolo. Questo l’identikit della pianta, utile per distinguerla dalle altre.
Quali sono i sintomi e cosa fare se ingerita
Sono già una decina le persone intossicate da questa pianta nelle ultime ore. A chiarire gli effetti di questa pianta sulla salute dell’uomo Marcello Ferruzzi, tossicologo del Centro antiveleni dell’Ospedale Niguarda di Milano.
“In genere – spiega Ferruzzi – si tratta di errori durante la raccolta da parte di persone non molto esperte. Abbiamo segnalazioni di casi sporadici e la sintomatologia è abbastanza tipica: da visione offuscata dovuta a midriasi all’allargamento delle pupille. Può provocare anche bocca secca, costipazione, arrossamento della cute, febbre, sonnolenza ma anche vertigini, confusione, convulsioni, tachicardia, fino alle allucinazioni. Nei casi più gravi si arriva al coma. La sua azione, infatti, agisce in modo diretto sui recettori muscarinici, bloccando il sistema parasimpatico, con effetti simili a quelli dell’atropina, sostanza estratta dalla Belladonna e usata come farmaco”.
I sintomi sono variabili dalla persona e dal suo stato di salute, ma una cosa è chiara: più tardi si interviene, peggio è. “In genere – chiarisce – in ospedale i pazienti sono trattati con decontaminazione gastroenterica con lavanda gastrica, somministrazione di carbone attivato come assorbente e, nei casi più gravi, con un antidoto specifico, la fisostigmina. Questo fa sì che in generale, le persone portate in ospedale possono esser trattate, ma questo può richiedere anche diversi giorni in terapia intensiva”. Il consiglio, quindi, quello di contattare il medico curante e seguire le indicazioni fornite senza attendere oltre e, soprattutto, senza farsi cogliere dal panico.



















