Il settore primario smette di essere un ricordo del passato per diventare il centro di un futuro tecnologico e sostenibile. Durante il recente summit San Leucio 250, è emerso un dato sorprendente: l’agricoltura 5.0 sta conquistando le nuove generazioni, spingendo molti giovani campani a riprendere in mano le aziende agricole di famiglia. Questo fenomeno, analizzato nel focus “Il lavoro che ritorna”, non è un semplice ritorno alle origini, ma una vera evoluzione. Come spiegato da Enrico Amico, presidente di Demeter Italia, l’integrazione tra i metodi biodinamici e l’evoluzione digitale sta creando un modello “futuribile” capace di rispettare il paesaggio senza rinunciare all’efficienza produttiva richiesta dal mercato globale.
Nuove strategie per terreni incolti
Il passaggio verso una gestione avanzata dei campi trova oggi un supporto fondamentale nelle politiche istituzionali. Il deputato Marco Cerreto ha illustrato il Decreto Coltiva Italia, una misura pensata per concedere terreni abbandonati in comodato d’uso gratuito per dieci anni ai giovani imprenditori. In questo contesto operativo, l’agricoltura 5.0 si manifesta attraverso l’uso di droni per il monitoraggio delle colture e tecnologie digitali per il recupero dei suoli. L’obiettivo è attualizzare il modello della “multifunzionalità” che già 250 anni fa caratterizzava il sito di Carditello, pioniere della tracciabilità e della vendita a chilometro zero. La sfida attuale è trasformare quell’antica eredità borbonica in un distretto tecnologico all’avanguardia.
L’uso dell’IA nel primario
Se il settore vitivinicolo punta con decisione sull’enoturismo e sul recupero di siti storici come la Vigna del Ventaglio, il comparto caseario guarda con interesse alla robotica per superare la carenza di manodopera. Domenico Raimondo, presidente del Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana DOP, ha ipotizzato l’introduzione dell’intelligenza artificiale e di robot per la mungitura per alleviare i sacrifici richiesti ai lavoratori. A dimostrare che l’unione tra innovazione e territorio è la chiave del successo è la testimonianza di Franco Pepe: la sua attività a Caiazzo, supportata da 45 aziende locali, accoglie 12mila clienti al mese. La sua esperienza conferma che, quando l’eccellenza del prodotto incontra una visione moderna, l’agricoltura e l’enogastronomia diventano motori inarrestabili di sviluppo per l’intera Campania.



















