Adolescenti e droga: quando il male diventa banale

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È l’argomento più trattato e bistrattato da ogni temario esistente in commercio, l’àncora di salvezza ad ogni tornata di esami per la licenza media (accanto al bullismo, ovviamente), la tematica costellata dal maggior numero di banalità mai scritte: quella della droga.

La teoria è molto semplice: non bisogna drogarsi perché fa male, perché si muore, tutte comunissime frasi di circostanza, insomma. Sono d’uopo, un po’ come dire che il passato deve essere ricordato affinché “quello che è successo non accada mai più”. Poi, però, la Storia ri-accade, e sotto il nostro naso.

Poi, però, due adolescenti muoiono dopo aver ingerito un mix letale di sostanze stupefacenti reperite a basso costo e a due passi da casa, e sono solo due dei tanti. E allora viene da chiedersi cosa sia andato storto nel sistema educativo che vanta tante chiacchiere e pochi fatti, lasciando giovanissime generazioni ad autodistruggersi inesorabilmente.

La scuola diseducativa

Non si tratta soltanto del sistema scolastico, sebbene certamente questo abbia un peso sostanzioso nella questione. Tuttavia, paradossalmente, la scuola non ha più peso. Osservare le generazioni più giovani dalla prospettiva di quelle di qualche decennio fa è avvilente. Gli adolescenti sono sempre più arroganti, sprezzanti, si sentono invincibili, indistruttibili, perché è questa l’impressione che trasmette loro il mondo degli adulti, in primis quello scolastico. I professori non devono sgridarli per evitare traumi, non ostacolarli perché li inibiscono, non correggerli perché li umiliano. Hanno alle spalle genitori e dirigenti scolastici. I primi si fingono iperprotettivi, i secondi falsi fautori di una psicologia spicciola che guarda dall’alto verso il basso quella dei nostri nonni, i famosi “due sonori schiaffi” che, in fondo, non hanno mai fatto male a nessuno.

Oggetti pensanti

In famiglia la situazione non cambia. Sono abituati ad avere tutto, e quando ce l’hanno non basta: ne vogliono ancora. Se è vero che l’attesa del piacere è essa stessa il piacere, loro non ne provano affatto. Ottengono ciò che vogliono prima ancora di chiederlo, perdendo anche il gusto della richiesta. Nelle famiglie sempre più conflittuali i figli diventano uno strumento di ricatto, un trofeo che ciascun genitore prova ad accaparrarsi disperatamente a suon di concessioni, regali. Un oggetto pensante, insomma, da convincere che mamma è più brava di papà o viceversa.

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Quando il male diventa banale

Nulla ha più il valore che merita, nemmeno le tematiche più delicate, che dovrebbero essere assimilate nel giusto modo per forgiare i cittadini di domani (facendo in modo che lo abbiano, il domani). Ai ragazzi si parla costantemente di tutto ciò che non va nel mondo, ma non si forniscono loro gli strumenti adeguati a cambiarlo in qualche modo. La cultura, la conoscenza, la capacità di capire da sé quale sia la strada corretta e quella sbagliata. Si parla ai ragazzi ma non si parla con i ragazzi e, soprattutto, lo si fa limitandosi alle chiacchiere. Sono le piazze antistanti le scuole i principali luoghi di spaccio a buon mercato alla portata dei più giovani, eppure nessun adulto sembra mai rendersene conto: tardivi o omertosi?

E così la teoria non si traduce in pratica e va a perdere tutta la sua importanza. Il male diventa banale, ciò che fa male sembra non farlo più, perché nulla può nuocere a chi si sente invincibile, la possibilità di un insuccesso non è nemmeno vagamente contemplata. Giovanissime vite si spezzano, eppure la colpa non può essere attribuita soltanto a loro. Fino a quando siamo disposti a tollerare tutto questo?

di Teresa Coscia

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