Addio a Salvo Vitale, scrittore, poeta, fondatore di Radio Aut, attivista politico e rivoluzionario antimafia muore a 82 anni.
Salvo Vitale e coloro che volevano cambiare il mondo
Salvo Vitale era nato a Cinisi, in Sicilia, nel 1943. Durante la sua gioventù e fino ad oggi si è contraddistinto nella sua terra per l’attività di informazione e di militanza sociale e politica. La sua presenza antimafiosa ha riecheggiato ben oltre i confini siciliani, ispirando realtà politiche, associative e culturali.
Collaboratore de L’Ora di Palermo, è stato tra i primi coraggiosi ad affrontare su stampa la mafia che imperava negli anfratti e in ogni spazio del luogo in cui era nato. Quella mafia che detta legge, che usurpa gli spazi e gli affetti per poter controllare, per i propri tornaconti. Salvo Vitale era tra i pochi che spiegavano le cose per come stavano. Insieme ai suoi compagni e amici, come Peppino Impastato, è stato attivo politicamente già dai tempi della politica universitaria alla facoltà di Lettere.
I cento passi
«Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale. Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c’è più». Queste le note battute divulgate dal film I cento passi di Marco Tullio Giordana, nel quale Salvo Vitale è interpretato empaticamente e magistralmente da Claudio Gioè. Una formula che Salvo Vitale ebbe la forza di pronunciare poche ore dopo il ritrovamento del corpo sfigurato di Peppino Impastato, colonna dell’antimafia, ucciso da chi avevano colpito dicendo la verità.
Perché Salvo Vitale, insieme a Impastato e altri compagni, aveva fondato a Terrasini e conduceva Radio Aut, la prima radio della storia creata per denunciare senza censure i soggetti mafiosi del paese. Tra i nomi e i cognomi che gli speaker di Radio Aut non censuravano in programmi come “Onda Pazza Mafiopoli”, c’era quello di Gaetano Badalamenti (noto tra clan come zu Tanu). Colui che controllava i lavoratori locali, i soldi locali, le attività locali, colui che controllava la stessa famiglia di Impastato, in quanto assiduo richiedente del pizzo presso il locale di Luigi Impastato. Colui che qualche anno dopo, anche da morto e grazie alla rete di persone che aveva unito insieme agli iter della magistratura, Impastato è riuscito a far arrestare, insieme all’altro mandante del suo omicidio, Vito Palazzolo. Impastato non doveva morire, e le parole di Salvo Vitale saranno sempre impresse nella storia dell’antimafia, perché nella forza di mandare in onda quell’annuncio arrabbiato e pieno di dolore, c’è stata tutta la libertà che avevano coltivato insieme i fondatori di Radio Aut.
La lotta continua
Salvo Vitale ha proseguito per tutta la vita sulla strada spianata da quella forza, da quella libertà. Ha scritto, ha parlato, ha fondato l’Associazione Culturale Peppino Impastato di Cinisi, che ancora oggi è un punto di riferimento nazionale. «Ci lascia un altro pezzo grande della nostra storia. Una storia di ragazzi che volevano cambiare il mondo sfidando il potere della mafia e che oggi è diventata di molti», scrive commentando Luisa Impastato, nipote di Peppino. E, infatti, la lotta continua, perché oggi possiamo gridare che «La mafia è una montagna di merda», ma il tessuto sociale che abitiamo non ne è libero. Né lo saremo noi se dimenticheremo Peppino Impastato, Salvo Vitale e tutti e tutte coloro che hanno lottato per cambiare le cose.



















