«A Napoli Nord non serve propaganda»: l’intervista a Gianfranco Mallardo

L’intervista al presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli Nord Gianfranco Mallardo

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli Nord è il più giovane d’Italia, ma di certo non ha risparmiato critiche riguardo la gestione della Giustizia durante il periodo covid-19. A farsi portavoce di queste rivendicazioni è stato il presidente del COA di Napoli Nord Gianfranco Mallardo.

Presidente Mallardo, questa è la sua seconda consiliatura ed è la sua seconda Presidenza nel COA di Napoli Nord. Dopo tre anni è già possibile stilare un primo bilancio?

«Innanzitutto, con orgoglio, posso affermare che il nostro Ordine è conosciuto positivamente, è rispettato e sentito a livello regionale e nazionale dagli altri Consigli dell’Ordine degli avvocati e delle altre professioni, ma anche dagli Enti territoriali e di rappresentanza nazionale quali il Consiglio Nazionale Forense e l’OCF. Questo per le molteplici iniziativeintraprese, ma anche per la competenza dimostrata su tanti temi, che ci hanno reso autorevoli pur essendo il COA più giovane d’Italia. Siamo partiti da zero e con pochi aiuti, ma siamo stati in grado di creare una struttura efficiente a supporto degli avvocati, con solidità patrimoniale e con una identità culturale ben caratterizzata, che è diventata punto di riferimento per i tanti avvocati del territorio».

Il COA di Napoli Nord ha fatto sentire la sua voce a livello nazionale per l’emergenza in cui si trovano le strutture giudiziarie, quali sono state le sue richieste?

«Il territorio su cui opera il Tribunale di Napoli Nord ed il numero dei cittadini interessati sono quasi pari a quello di Napoli; le problematiche sociali e criminali sono enormi. Il nostro è uno dei più grandi tribunali d’Italia per numero di cause, ma le risorse destinate sono davvero basse. È venuto il momento di dire se si vuole davvero fare giustizia su questo territorio, oppure se si è solo voluto fare propaganda».

Avete da subito sollecitato il Ministro Bonafede che aveva manifestato la sua volontà d’intervenire, ma poi?

«Già dall’inizio abbiamo iniziato una interlocuzione con il Ministro di Giustizia a cui abbiamo spiegato che il Tribunale di Napoli Nord ha necessità di personale amministrativo ben maggiore di quello attualmente in servizio, ma anche di strutture giudiziarie moderne. Abbiamo segnalato l’inadeguatezza strutturale e la carenza di organico del Tribunale di Napoli Nord e degli Uffici del Giudice di Pace. E non parliamo solamente degli Uffici del Giudice di Pace a gestione Comunale, come quello di Frattamaggiore, Casoria, Afragola e Marano, ma dello stesso Ufficio del Giudice di Pace di Napoli Nord in Aversa, a gestione Ministeriale».

Non ultima la richiesta per l’adozione di misure urgenti relative alla ripresa dell’attività Giudiziaria dopo l’Emergenza covid-19…

«La grave inefficienza del sistema Giustizia, esplosa durante l’emergenza COVID19, se da un lato ha spinto I Consigli degli Ordini degli Avvocati ad accettare provvedimenti più svariati, dall’altro lato induce a denunciare la disparità di trattamento dovuta all’esistenza di circa 200 protocolli diversi per lo svolgimento dei processi, ove sarebbe stato necessario prevedere norme eguali per tutti i cittadini. Alla disparità di trattamento si è aggiunta l’inefficienza di modalità alternative per svolgere le attività urgenti e con termini in scadenza. Sicuramente nessuno era preparato ad affrontare una pandemia, ma certo i rimedi hanno scaricato tutte le problematiche sui cittadini e principalmente sulla classe forense, soprattutto nel circondario di Napoli Nord dove le inefficienze del sistema erano pregresse e già molte volte denunciate».

L’avvocatura come ha scritto nell’ultima ed ulteriore lettera inviata al Ministro è in ginocchio?

«Sì, la nostra categoria professionale di cui, circa 130.000 dei suoi colleghi, oggi, sono stati posti nella condizione di dover richiedere il “reddito di ultima istanza” di € 600,00. Sono gli stessi professionisti che, se avessero regolarmente ricevuto le dovute spettanze per le attività svolte con patrocinio a carico dello Stato (bloccati addirittura al 2016), oggi si sarebbero ritrovati in una condizione economica sicuramente migliore».
Le aspettano altri 2 e mezzo anni di Consiglio cosa c’è nell’agenda programmatica?
«Il prossimo obiettivo è quello di organizzare la Scuola Forense, che avrà il compito di preparare ed aggiornare i giovani avvocati, ma anche i meno giovani, alle nuove esigenze di servizi legali. Andranno anche avviati gli istituti necessari per lo sviluppo professionale dei colleghi ed in particolare: l’istituto per la mediazione, per affrontare la crisi da sovra-indebitamento e la camera arbitrale».

di Anna Copertino

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N° 207
LUGLIO 2020

Print Friendly, PDF & Email