Inaugurata al secondo piano della sede di Palazzo Giusso de L’Orientale l’aula studio col nome di Mario Paciolla, alla presenza del rettore e della comunità studentesca, della famiglia e della comunità partecipante.
Tra i corridoi e i banchi che hanno visto Mario Paciolla formarsi e incuriosirsi sulle realtà più vicine e più lontane, oggi è possibile leggere il nome del giornalista sulla targa di un aula interamente dedicata alla sua memoria e alla battaglia sempre viva sulla ricerca di giustizia e verità per la sua inspiegabile scomparsa lo scorso 15 luglio 2020 a San Vincente del Caguán, in Colombia.
«Affinché la vicenda non venga dimenticata e che continuamente se ne parli», così introduce Ylenia D’Angelo, Presidente del Consiglio degli Studenti de “L’Orientale” e Senatore Accademico, la giornata commemorativa dopo la quale sarà possibile studiare nell’aula Mario Paciolla, al secondo piano della sede di palazzo Giusso dell’università napoletana dove il giornalista si è formato durante i suoi anni universitari.
Mario, anima meravigliosa
«Questo è un momento di grande orgoglio per noi», interviene Anna Motta, madre di Mario Paciolla. Continua «Siamo sempre grati a questo collettivo di ragazzi che dal giorno dopo la scomparsa di Mario è stato vicino a noi. Mario va ricordato soprattutto perché era operante di un’organizzazione dell’ONU, è per questo che bisogna far luce. Come diciamo sempre, il mondo della cooperazione è un mondo straordinario, nel quale i ragazzi credono che le proprie competenze possano essere attuate per aiutare popoli in difficoltà, ma l’ONU, tutte le organizzazioni, lo stato devono tutelare la vita di questi ragazzi. Non è possibile che partano per mettere a disposizione competenze e non ritornino nei loro paesi. È un dolore incommensurabile per la famiglia, ma credo sia anche un danno per la società».
«Bisogna pensare che è fondamentale che questi ragazzi che si adoperano per un mondo migliore siano tutelati fino in fondo e che tali vicende non vengano insabbiate. Mario non è il primo e non è l’ultimo caso, è una questione che interessa tutti, perché non è relegata alla famiglia Paciolla, agli amici, bensì alla società, perché purtroppo ciò che è capitato a Mario è avvenuto in un mondo in cui ci si muove liberamente ma che non garantisce assoluta sicurezza».
Sempe ccà
«La presenza della targa è di un simbolismo enorme», conclude Daniele Grano, amico di Mario Paciolla e membro del collettivo Giustizia per Mario Paciolla, «perché tutti i ragazzi nati nel 2004, ad esempio, nati proprio quando Mario frequentava L’Orientale, vedranno questa targa e si chiederanno chi sia Mario Paciolla. Era un giornalista, uno scrittore, un’anima libera, ma era un ragazzo come tanti, come quelli che sono qui oggi a L’Orientale. Il nostro invito è di aiutarci in questa storia, con qualsiasi iniziativa possa spingere la storia di Mario oltre i confini di questa città».
Dopo la serie di interventi, la performance del brano “Sempe ccà”, del cantautore Valerio Bruner, interpretato con Marilena Vitale e Alessandro Liccardo e la proiezione del documentario “Come fuoco” con la regia di Salvatore de Chiara.



















