L’Urbex, abbreviazione di Urban Exploration, è una pratica che negli ultimi anni sta attirando un numero crescente di appassionati anche in Italia. Si tratta dell’esplorazione fotografica e conoscitiva di luoghi creati dall’uomo, ma ormai abbandonati e lasciati al deterioramento del tempo. In Campania, in particolare nelle province di Napoli e Caserta, l’Urbex ha trovato un terreno fertile, offrendo scenari suggestivi, intrisi di storia, ma anche di decadenza e abbandono.
Giovanni Rossi Filangieri, esperto urbexer e fotografo, descrive con chiarezza l’attrattiva di queste esplorazioni: «Sono delle capsule del tempo. Quando entri in uno di questi posti ti ritrovi negli anni Cinquanta, Quaranta o anche Trenta». La sua passione nasce quasi casualmente, quando con degli amici scoprì il cancello del manicomio Leonardo Bianchi di Napoli aperto: «Decidemmo di entrare per scattare delle foto. Così è nata questa situazione, proprio dai manicomi». La passione per i viaggi e per la fotografia portò Giovanni, insieme alla moglie, a fondare il blog “Essere Altrove”, inizialmente dedicato ai viaggi e poi trasformato rapidamente anche in un punto di riferimento per la comunità urbex italiana, grazie alle narrazioni dettagliate e alle fotografie dei luoghi abbandonati visitati.
I luoghi più eclatanti tra Caserta e Napoli
Tra le mete più significative della regione spicca sicuramente l’ex manicomio di Aversa, oggi devastato dai vandali. Filangieri racconta con amarezza una fotografia iconica scattata lì: «Ho una bellissima foto di uno stanzone del padiglione Virgilio con tantissime vasche da bagno. Ora quel posto non esiste più, è stato letteralmente preso a martellate. C’è un cumulo di macerie adesso». Per lui e per gli urbexer, però, il fascino di questi luoghi risiede proprio nella decadenza: più un posto è degradato, più diventa affascinante dal punto di vista fotografico. Filangieri menziona anche l’ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi di Napoli, ricordando: «Era più grande e moderno rispetto a quello di Aversa, creato proprio per alleggerire la struttura casertana ormai sovraccarica». Questo luogo, incustodito per anni, ha ospitato persino persone in cerca di rifugio temporaneo: «C’era gente che ci viveva dentro, sfollati che cucinavano e si lavavano lì».
Tra i luoghi più affascinanti esplorati in Campania c’è la base NATO Proto del Monte Massico, abbandonata dal 1996. Questa base, incastonata nella montagna, era autosufficiente grazie ad un complesso sistema di aerazione e energia autonoma, progettata per garantire la sopravvivenza in caso di guerra nucleare. Filangieri ne parla con entusiasmo e stupore: «Una sala di controllo con una gigantesca carta fisica del Mediterraneo permetteva ai generali NATO di monitorare costantemente i movimenti da Gibilterra alla Turchia. C’era proprio un marinaio che fisicamente, attraverso un carrellino, spostava a mano le navi sulla mappa. Entrare là dentro era come essere in un film di James Bond». Esperti speleologi urbex sono riusciti a penetrarvi calandosi attraverso condotti d’aerazione, producendo video dettagliati disponibili online.
Dai rischi alle potenzialità
Filangieri sottolinea anche problematiche importanti legate all’Urbex: «Chi esplora questi luoghi inconsapevolmente può aprire la porta a vandali e ladri. Per questo è importante fare molta attenzione e non dare alcun riferimento utile a trovare il luogo. Nel mio gruppo Urbex Campania ho spesso allontanato persone sospette. Ho anche segnalato luoghi non protetti e fragili alle forze dell’ordine. Credo si possa trovare anche un modo di collaborare tra chi trova e fotografa questi luoghi e chi ha la responsabilità o l’interesse a proteggerli».
Molte chiese, come quelle di Forino e Caiazzo nel Casertano, purtroppo sono state depredate: «Non c’è più niente dentro, hanno rubato altari, crocifissi e tabernacoli». Ma credere in questa pratica significa anche ridare vita a queste rovine. L’Urbex racconta una storia complessa di bellezza decadente, storia sociale, fascino e responsabilità. Queste storie, molto spesso, affascinano turisti stranieri che vengono da tutte le parti del mondo per poter ammirare questi “bellissimi mostri”. Incoraggiare il turismo Urbex potrebbe rivelarsi un buon modo per poter sfruttare questo patrimonio.
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