Dal 20° piano del Centro Direzionale di Napoli, l’avvocato Vincenzo Liguori osserva la città con lo sguardo di chi ha scelto da che parte stare. Appassionato e competente è oggi considerato un leader nei maxi-risarcimenti, capace di affrontare battaglie complesse con grande rigore tecnico. Dalla sua scrivania con vista, combatte ogni giorno contro i limiti strutturali di un sistema sanitario in affanno e contro le ingiustizie vissute da chi, troppo spesso, resta inascoltato. «La salute, la vita e la dignità sono diritti fondamentali, garantiti dalla nostra Costituzione – afferma – ma oggi, in ambito sanitario, vengono sistematicamente calpestati». Il motivo? «Una grave asimmetria tra pazienti e poteri forti. Le lobby sanitarie e assicurative seguono logiche aziendali, non etiche. Le risorse pubbliche vengono dirottate dove conviene alla politica, non dove servono davvero».

Numeri allarmanti
Il quadro generale, secondo Liguori, è inquietante. «Mancano 40 miliardi di euro per garantire standard adeguati e spendiamo il 44% in meno rispetto alla media UE». A sostenere concretamente il Servizio Sanitario Nazionale è solo il 20% della popolazione, quella che paga le tasse. L’80% usufruisce dei servizi senza contribuire economicamente. «Uno squilibrio grave: meno entrate, più anziani, più malattie croniche, più spesa pubblica». Chi ha i mezzi sceglie strutture private. Gli altri restano impigliati tra liste d’attesa interminabili, attrezzature obsolete e personale ridotto all’osso, con punte drammatiche in alcune aree del Paese. In Campania, ad esempio, «si costruiscono nuovi ospedali, ma non si investe in assunzioni né si interviene sulle attese. Intanto, i risarcimenti per casi di malasanità gravano sui bilanci regionali, alimentando un circolo vizioso: meno qualità, più errori, più contenziosi».
Pronto soccorso e medici a gettone
Il volto più crudele della crisi sanitaria si manifesta nei Pronto Soccorso. «Una diagnosi tardiva o un intervento rimandato possono fare la differenza tra la vita e la morte. I Pronto Soccorso sono sovraffollati da “codici bianchi”, mentre i pochi medici presenti devono gestire le vere emergenze in condizioni estreme». Tra le distorsioni più gravi, Liguori evidenzia l’uso massiccio dei medici a gettone: «Professionisti assunti per singoli turni, ben pagati ma senza legame con i pazienti né continuità operativa. Questo compromette la qualità delle cure e aumenta il rischio clinico. Il problema non sono i singoli medici, ma un sistema che li costringe a lavorare nel caos e nella precarietà».
Giustizia lenta, cittadini sfiduciati
Liguori affronta casi emblematici ogni giorno. «Ricordo un paziente colpito da ischemia transitoria. Gli esami indicavano una terapia immediata, ma il cambio turno fece slittare tutto. Morì poche ore dopo per arresto cardiaco». Poi c’è il dramma delle infezioni ospedaliere: «In Italia causano circa 49.000 morti l’anno. Sono trasmesse da mani, strumenti e superfici contaminate. Un mio assistito è morto dopo 45 giorni di agonia per un’infezione non diagnosticata». «Anche la giustizia è in affanno – continua – e i problemi veri non sono le polemiche sulla separazione delle carriere, ma i tempi biblici dei processi, la carenza di personale e un sistema informatico inadeguato». L’Italia è tra i paesi europei con i procedimenti civili e penali più lenti. «Questo mina la fiducia dei cittadini e scoraggia le imprese. E se giudici con formazione penale finiscono nel civile senza competenze specifiche, le sentenze diventano incerte. Serve specializzazione anche in magistratura, come già avviene per medici e avvocati».
La via della prevenzione
«Il vero tema è la sostenibilità del sistema sanitario. Se non agiamo ora, la sanità pubblica sarà ridotta al minimo per chi non può pagare, mentre chi ha risorse si rivolgerà al privato. Il diritto alla salute non può diventare un lusso» conclude l’avvocato. Le soluzioni esistono: più prevenzione, promozione di stili di vita sani, sanità digitale, rafforzamento della medicina territoriale e controlli rigorosi sulla spesa. «La sanità non è un costo da contenere, ma un diritto da proteggere».



















