Castel Volturno lidi

Quelle discontinuità che penalizzano i territori

Francesco Balato 18/08/2025
Updated 2025/08/17 at 9:16 PM
6 Minuti per la lettura

Questo mese vorrei soffermarmi sul tema della continuità. Con tale espressione intendo essenzialmente riferirmi, in particolare, alla costanza di una certa situazione o comunque alla persistenza di un determinato assetto nei luoghi. Sembra che luoghi come Castel Volturno non riescano a esprimere una soddisfacente idea di continuità. È accettabile, mi chiedo e chiedo ai lettori, che vi siano giorni in cui tutto sembra funzionare correttamente e altri in cui si precipita in uno stato di confusione, dove le regole sembrano saltare? Questo mi sembra essere un altro dei punti a sfavore di questi luoghi: una latente incapacità di esprimere costanza, affidabilità, consolidamento dei progressi compiuti (che indubbiamente esistono) e di adeguatezza. 

L’IMPORTANZA DELLA STABILITÀ PER CITTADINI E INVESTITORI 

D’altra parte, la continuità è essenziale anche per attrarre investimenti. Come diceva Einaudi, gli investitori hanno “memoria da elefante, cuore di coniglio e zampe di lepre”. Tutt’è tre le caratteristiche rievocano la necessità di un contesto tranquillo e affidabile, l’unico in grado di attrarli. Insomma, tanto gli investitori quanto i cittadini cercano stabilità nella qualità della vita e, soprattutto, prevedibilità.

Se si punta a raggiungere un buon livello di vivibilità dei luoghi, occorre continuità. Entrambe le categorie di soggetti devono poter fare affidamento sulla tenuta di alcuni parametri fondamentali: vado lì perché sono abbastanza certo che le caratteristiche del territorio — amministrative, di sicurezza, di vivibilità, di balneabilità — sono ragionevolmente stabili. 

SENZA COSTANZA NON C’È ATTRATTIVITÀ 

Se c’è fluttuazione, non c’è possibilità di affidarsi, e quindi non c’è attrattività. Questo vale anche sul versante dell’azione amministrativa: per questo motivo non funzionano, e hanno scarsi effetti a lungo termine, le operazioni estemporanee. E se si vuole — e veniamo così al nocciolo della questione odierna — questa stessa incertezza a cui faccio riferimento caratterizza anche la situazione del mare. Così come non appare accettabile una discontinuità e, quindi, un’occasionalità nella pulizia dei luoghi, nel decoro, nella corretta e ordinata gestione degli spazi pubblici, degli edifici privati, delle aree dove si svolge il commercio, o di quelle destinate al parcheggio, allo stesso modo non è accettabile che una simile variabilità si verifichi anche per quanto riguarda il nostro litorale. 

IL MARE COME SPECCHIO DELLA DISCONTINUITÀ 

Come avevo già scritto in passato, nonostante vi siano molte identità di questi luoghi, quella preminente pare essere quella balneare. Ma a questo punto, viene da chiedersi: c’è continuità nella qualità delle nostre acque?

È accettabile una situazione nella quale il mare può apparire cristallino in alcuni giorni e torbido in altri? Mi domando: giova all’immagine complessiva di questi territori, alla loro amenità, alla loro qualità, una simile instabilità del mare? Naturalmente, conosco il principale argomento di replica a questo ragionamento: lo stato del mare dipende da numerosissimi fattori. E chi lo nega?! 

LA RESPONSABILITÀ DELL’UOMO SULLE CONDIZIONI MARINE 

Il problema non sono le variabili naturali, che l’uomo non riesce ancora perfettamente a governare; il problema sono le alterazioni negative generate dall’attività umana. E qui ritorniamo nuovamente al problema della gestione delle attività umane, che sono sempre le stesse problematiche responsabili anche della discontinuità di cui abbiamo parlato sopra. A me pare che vi sia una forte similitudine. E mi domando: che tipo di giudizio può farsi chi venga dall’esterno sulle nostre coste e, magari, valuti autonomamente l’aspetto delle acque in un giorno sfortunato? Quel giudizio, d’altra parte, sembrerebbe obiettivo perché non recherebbe in sé l’assuefazione e la rassegnazione a cui siamo tristemente abituati noi cittadini del luogo, a queste fluttuazioni continue. 

UN APPELLO ALLA LEGALITÀ AMBIENTALE 

E allora, se questo discorso pare ragionevole, è altrettanto ragionevole, a mio avviso, provare a correggere questa dannosa percezione di discontinuità: puntare, al massimo livello, anche su questo ulteriore versante della legalità ambientale, quella relativa al mare. L’ecologia terrestre e quella marittima sono due facce della stessa medaglia. L’ecologia deve diventare il mantra di questi luoghi. Il mare deve essere collocato al primo posto della classifica della nostra attenzione. Quindi, questo dovrebbe comportare una vigilanza formidabile su tutte quelle attività umane che possono influenzare la salute del nostro mare. Le conosciamo bene: attività agricole che refluiscono nei corsi d’acqua, sversamenti abusivi, reflui imprenditoriali, cattiva manutenzione e sottodimensionamento dei depuratori, massiva presenza in determinati momenti dell’anno, e, a volte, le condizioni atmosferiche. Quindi, per concludere, probabilmente un senso di continuità su tutta l’azione protettiva di questi luoghi gioverebbe al massimo alla loro natura profonda, ancor prima che alla loro immagine. 

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