
Sono passati più di due mesi, ormai, dall’ultima edizione del Comicon di Napoli. Un evento annuale in cui gli appassionati di fumetti trovano il loro pane quotidiano trascendere e diventare fenomeno di massa. Ebbene, per il sottoscritto quest’anno il Comicon ha avuto un gusto diverso, perché mentre vagavo per gli stand mi sono imbattuto in una realtà che non conoscevo e che univa le due cose che mi accompagnano ogni giorno: il fumetto, appunto, e…il giornalismo.
La Revue è il primo giornale a fumetti redatto in Italia. O meglio, La Revue Italia, poiché è un progetto importato dalla Francia, paese in cui il graphic journalism è una realtà consolidata. Mentre qui in Italia dobbiamo tutto a Massimo Colella, il direttore dell’omonimo giornale italiano, che insieme ad altri 3 ragazzi (Andrea Coccia, Lorenzo Pallone e Alessio Lavazzavi) ha fondato nel 2022 questo trimestrale. Massimo è nato a Napoli ma ha cominciato a viaggiare fin dalla fine del liceo, tra Milano, Londra e Parigi; proprio qui conosce il giornalismo a fumetti e La Revue originale e proprio qui decide di voler fare lo stesso in Italia: unire la nona arte al giornalismo.
Oggi La Revue Italia è un giornale d’inchiesta e attualità, che tratta di tematiche ambientali, sociali e politiche, ma con un linguaggio neogenerazionale come quello del fumetto. Non potevo, dunque, esimermi da una chiacchierata con Massimo per scoprire di più su questo progetto super innovativo.
«Ogni inchiesta nasce da un pitch che ci viene inviato dai giornalisti tramite un forum sul nostro sito e a quei giornalisti non chiediamo di scrivere una sceneggiatura, non essendo loro in grado di gestire il linguaggio fumettistico, ma un articolo di giornale normale che però abbia, in aggiunta, delle tabelle con specifiche su personaggi, didascalie ecc. per poter orientare meglio i fumettisti poi nell’adattamento a fumetto. Noi, quindi, facciamo da filtro tra giornalisti e fumettisti, tagliuzzando e adattando i testi».
«Questo processo dura più o meno un anno. La parte più complicata è proprio la realizzazione di uno storyboard che regga a livello di testi e di pagine. Infatti, non trattiamo di attualità quotidiana ma piuttosto di temi permanenti e realtà strutturali che fanno sì che i nostri articoli non scadano mai».
«Il tema è uno dei criteri: se, ad esempio, trattiamo temi più drammatici, cerchiamo di prediligere stili più colorati e umoristici che possano alleggerire la storia, se invece il tema è leggero va bene anche un tratto più corposo e realistico. Ma c’è anche un criterio di esperienza, se ad esempio quel fumettista ha già trattato quel tema, o un criterio geografico: per l’articolo sulla ‘Ndrangheta abbiamo scelto una fumettista calabrese».
«La differenza principale, oltre ovviamente ai temi diversi tra Francia e Italia, è che loro hanno un’impostazione molto più giornalistica, piena di informazioni, sia perché i loro redattori vengono dal giornalismo (mentre noi nasciamo fumettisti), sia perché la Francia è più abituata al graphic Journalism, mentre noi essendo una nicchia dobbiamo essere più soft. Ci somigliamo nello schieramento, che condividiamo con loro che provengono perlopiù dal giornale Libération, che è un po’ “Il Manifesto” della Francia. Ecco, noi condividiamo quell’approccio di denuncia anti-sistema».
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