
La situazione occupazionale in Italia si fa sempre più critica, con un crescente numero di lavoratori coinvolti nella crisi industriale. Secondo gli ultimi dati, sono ben 2.547 i lavoratori che si aggiungono ai casi già segnalati dalla Cgil all’inizio dell’anno. A gennaio, la Cgil aveva denunciato che 58.026 lavoratori erano coinvolti in crisi industriali con tavoli aperti presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Ora il numero complessivo ha superato la soglia dei 60.000, evidenziando un problema che non accenna a diminuire.
Il segretario confederale della Cgil, Pino Gesmundo, ha sottolineato come la crisi industriale in Italia stia peggiorando, con oltre 2.500 lavoratori in più coinvolti rispetto ai dati di gennaio. “Con il dato aggiornato all’8 agosto, sono 2.547 i lavoratori che si aggiungono ai dati che avevamo denunciato a gennaio” ha dichiarato Gesmundo. Questo aumento rappresenta un ulteriore segnale d’allarme per l’economia italiana, già duramente provata da diverse crisi industriali che toccano vari settori chiave.
Oltre ai lavoratori già coinvolti nei tavoli di crisi, un altro gruppo consistente di persone è a rischio a causa delle transizioni e riconversioni produttive in corso. Gesmundo ha segnalato che circa 120.000 lavoratori potrebbero essere colpiti da queste trasformazioni industriali. Settori in crisi e il passaggio a nuove tecnologie o modelli produttivi mettono a rischio migliaia di posti di lavoro, creando un quadro ancora più preoccupante.
Le regioni più colpite sembrano essere la Puglia e il Veneto, dove ulteriori 32.000 lavoratori sono a rischio di perdere il posto. Questi numeri si aggiungono a quelli già elevati, portando il totale dei lavoratori minacciati a cifre allarmanti. In particolare, le chiusure anticipate delle centrali Enel a carbone di Civitavecchia e Brindisi entro il 2025 potrebbero causare circa tremila esuberi nell’indotto, aggiungendo ulteriore pressione su un mercato del lavoro già fragile.
La Cgil continua a monitorare da vicino la situazione e a denunciare l’aggravarsi della crisi industriale in Italia. I tavoli aperti presso il Mimit sono diventati il punto focale per le trattative in corso, ma le soluzioni sembrano ancora lontane. La complessità delle transizioni in atto, unite alla mancanza di un piano industriale chiaro e di supporti adeguati, rende difficile trovare vie d’uscita per i lavoratori coinvolti.
Gesmundo ha ribadito la necessità di un intervento urgente da parte del governo per affrontare questa crisi industriale in Italia e salvaguardare i posti di lavoro. “È indispensabile un piano di transizione equo che tenga conto delle esigenze dei lavoratori e delle comunità locali” ha affermato. Senza un’azione decisa, il rischio è che la crisi si aggravi ulteriormente, portando a conseguenze sociali ed economiche drammatiche.
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