In Italia la convivenza tra uomo e fauna selvatica è sempre più problematica. Tra il 2023 e il 2024 sono stati abbattuti diversi esemplari di orsi, un dato che evidenzia la crisi della gestione della biodiversità, con ripercussioni che riguardano tutto il Paese. Per approfondire la questione, abbiamo parlato con Ornella Dorigatti, presidente dell’associazione Bears and Others, oltre che capo di un nucleo di guardie zoofile. Con oltre trent’anni di esperienza, Dorigatti ci offre uno sguardo critico su un problema che tocca non solo gli orsi, ma il delicato rapporto tra uomo e natura in Italia.
Monitoraggio insufficiente
In Trentino, per esempio, si stima una popolazione di orsi compresa tra 90 e 110 esemplari. Tuttavia, come spiega Ornella Dorigatti, queste cifre sono il frutto di calcoli probabilistici, non di un monitoraggio reale. «Senza un sistema di monitoraggio adeguato, è difficile avere dati certi, e il numero reale potrebbe essere già significativamente ridotto a causa di abbattimenti ufficiali e bracconaggio illecito». Anche l’avvicinamento degli orsi ai centri abitati italiani non è casuale, ma il risultato diretto di politiche inadeguate. La mancata gestione dei rifiuti organici, con cassonetti facilmente accessibili, è una delle principali cause. «Gli orsi possono sentire l’odore del cibo a decine di chilometri di distanza – spiega Dorigatti – e, in mancanza di alternative nei loro habitat naturali, scendono a valle. Inoltre, attività umane come i jeep camp disturbano la fauna, costringendola a spostarsi in zone più tranquille, spesso vicine alle aree abitate». Un’altra grande lacuna è rappresentata dall’assenza di corridoi faunistici. «Questi passaggi, che potrebbero essere creati sopra gallerie o sotto ponti, non solo permetterebbero agli animali di spostarsi in sicurezza, ma ridurrebbero anche gli incidenti stradali, che in Trentino superano i 600 casi all’anno».
I falsi miti tra le cause del conflitto uomo-orso
Uno degli ostacoli principali alla convivenza uomo-orso è la disinformazione. «Molti pensano che l’orso sia un grande carnivoro, ma oltre l’80% della sua dieta è vegetariana – sottolinea Dorigatti – È un animale pigro, che cerca prede facili, spesso animali malati o carcasse lasciate sul terreno da pastori e allevatori. L’orso non è violento, ma selvatico, e attacca solo se si sente minacciato». Sfatare questi falsi miti è essenziale per ridurre il panico e i conflitti. «Bisogna partire dalle scuole, inserendo un’educazione adeguata nei programmi di scienze. Purtroppo, mantenere la popolazione ignorante è più comodo per chi ha interessi politici».
La politica dell’abbattimento
«La politica affronta il problema con arroganza, ignorando la scienza e ricorrendo all’abbattimento come unica soluzione – denuncia Dorigatti – Dopo un avvistamento, la prassi è ormai consolidata: l’orso viene anestetizzato, radiocollarato e monitorato. Dopo qualche settimana o mese, arriva l’ordinanza di abbattimento, spesso emessa in tarda serata ed eseguita nella notte». Questa strategia ha portato alla morte di esemplari come M91 e KJ1, due casi emblematici che avrebbero potuto essere evitati. «Con un monitoraggio adeguato, la sostituzione dei bidoni dei rifiuti e la creazione di corridoi faunistici, non saremmo arrivati a questi abbattimenti. Ma la politica preferisce mantenere vivo il ‘problema orso’ per distrarre dai veri fallimenti, come sanità e salari».
Un appello al cambiamento
Esistono soluzioni non violente per convivere con gli orsi, ma servono volontà politica e investimenti. «Dalla dissuasione con segnali ottico-acustici alla piantumazione di alberi da frutto in alta quota, le alternative ci sono – spiega ancora Dorigatti – ma vengono ignorate». La sua richiesta è chiara: riconoscere il valore della fauna selvatica e costruire una convivenza rispettosa, perché, aggiunge, «se vogliamo definirci una razza dominante, dobbiamo imparare a vivere con gli animali, lasciando da parte odio e violenza».
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