
Ci sono esperienze che non si esauriscono nel gesto compiuto, ma che sedimentano, trasformano. Non lasciano solo ricordi: cambiano lo sguardo. Partecipare al National Model United Nations di New York – la più estesa simulazione diplomatica al mondo – è una di queste. Si pensa, all’inizio, di prendere parte a un gioco di ruolo. In realtà, si entra in un sistema dove la parola conta, il confronto regola, e il compromesso diventa una virtù. Per chi proviene dal Sud Italia, l’accesso a esperienze simili richiede uno sforzo in più: logistico, economico, ma soprattutto culturale. È da questo divario che nasce, non a caso, l’associazione Giovani Campani nel Mondo. Un progetto, prima ancora che una sigla, nato dall’iniziativa di studenti universitari campani con l’ambizione di portare i propri coetanei a misurarsi con i grandi temi dell’attualità internazionale. Dalla loro esperienza ha preso vita, nel 2023, Ambasciatori Next Generation Italia, che oggi si rivolge a studenti di tutto il Paese, mantenendo intatta una vocazione: dare forma concreta all’idea che anche dalle cosiddette periferie possano emergere voci consapevoli, capaci di confrontarsi a livello globale. La loro proposta è rigorosa: selezione, formazione, orientamento. I giovani che accedono al programma non si limitano a partire. Si preparano per mesi, tra corsi di lingua, simulazioni di dibattito, studio delle procedure diplomatiche. Il culmine è New York, dove ogni delegato rappresenta uno Stato membro delle Nazioni Unite in un contesto estremamente realistico. La diplomazia, qui, smette di essere un concetto astratto e si fa mestiere: si scrivono risoluzioni, si cercano alleanze, si media tra visioni opposte.
Nel mio ruolo di head delegate, ho avuto modo di osservare da vicino quanto complesso e formativo sia questo lavoro. Eppure, al di là delle nozioni, ciò che rimane più impresso è la serietà dello scambio, la responsabilità che ciascun giovane avverte nel parlare non solo per sé, ma per l’idea stessa di rappresentanza. Ed è proprio in questi momenti che emerge il valore del percorso fatto. Non solo per ciò che si è imparato, ma per come si è imparato a stare nel mondo. In un tempo in cui la parola “periferia” rischia di essere sinonimo di marginalità, queste realtà offrono uno spazio in cui l’identità locale non è un vincolo da superare, ma una risorsa da mettere in gioco. Si scopre, così, che le distanze geografiche contano meno delle distanze culturali, e che è possibile accorciarle. A patto di avere gli strumenti giusti. Per questo, ciò che si apprende in contesti come il NMUN non resta negli Stati Uniti: torna a casa, si riversa nelle scuole, nei luoghi di formazione, nelle conversazioni pubbliche. È una forma concreta – e silenziosa – di restituzione.
Oggi Ambasciatori Next Generation Italia è impegnata nell’organizzazione di nuovi progetti, tra cui il Naples MUN 2025, la prima grande simulazione diplomatica a svolgersi nel capoluogo campano. Un’idea che porta con sé una visione: non solo esportare il talento locale, ma anche attrarre energie e intelligenze in una città che ha molto da dire. Lo ha sottolineato anche il presidente dell’associazione, Costantino Diana, ricordando come Napoli, per storia e vocazione, sia perfettamente in grado di tornare a essere crocevia di culture e idee. La rappresentanza, in fondo, è proprio questo: farsi tramite, dare voce, costruire ponti. Ma anche imparare a riconoscere, nei luoghi da cui si parte, un futuro possibile. Forse, già cominciato.
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