Dal 2025, nella scena dell’attivismo LGBTQIA+ a Napoli, è stata presentata una nuova e radicale proposta politica, che ha evidenziato tra l’altro una spaccatura interna al movimento. Nato dall’assemblea pubblica lanciata da vari collettivi transfemministi e movimenti sociali della città, il progetto punta a scardinare i modelli tradizionali di rappresentanza. La rete di attivisti ha dato vita a un percorso assembleare orizzontale, basato sul principio che “una testa vale uno”, per costruire una giornata di rivendicazioni che superi i confini dei soli diritti civili. L’obiettivo dichiarato della Arrevutamm è quello di adottare una reale visione intersezionale, mettendo al centro le oppressioni sociali e rifiutando le logiche dei comitati chiusi.
La rottura con il Pride Ufficiale
Le motivazioni del distanziamento tra la nuova rete e il Napoli Pride ufficiale affondano le radici in profonde divergenze di metodo decisionale e posizionamento politico. Gli attivisti contestano duramente la gestione della storica associazione locale. Si denunciano in particolare la mancanza di democraticità, oltre a una netta presa di posizione sull’occupazione israeliana dei territori palestinesi giudicata inaccettabile. “Sentivamo che la nostra città, dalla vocazione fortemente antisionista, non potesse essere rappresentata da un pride sostanzialmente omonazionalista”. Le tensioni sono esasperate anche da gravi episodi interni, inclusi attacchi a esponenti della comunità transgender, e dalla contestata vicinanza del Pride ufficiale a sigle dell’area conservatrice e liberale.
La necessità di una manifestazione antifascista
L’azione di Arrevutamm a Napoli risiede nel rifiuto del cosiddetto pinkwashing istituzionale e commerciale, promuovendo una manifestazione del tutto autofinanziata. Gli attivisti rivendicano con forza il sostegno alla causa palestinese e l’opposizione alle politiche di Israele, tracciando un parallelo storico preciso: “Siamo a sostegno della causa palestinese nonostante siamo persone queer, proprio perché siamo persone queer. Noi abbiamo una storia di persone nei campi di concentramento che hanno subito segregazione e apartheid”. La rete dichiara di voler difendere precise linee invalicabili, come l’antifascismo e l’antisionismo. Per ricucire la frattura con il passato, concludono i portavoce, “c’è bisogno che chi ha avvelenato il movimento abbia la decenza di fare un passo indietro”, aprendo la strada a una democrazia assembleare autentica e slegata da interessi mercantili.
Sabato 20 giugno la manifestazine di Arrevutamm inizierà alle 16:30 a Piazza Garibaldi, tutte le altre informazioni sono qui.



















