
Accantoniamo per un momento gli argomenti giuridici. Parliamo di vita e di società: parliamo di speranze, di sogni, di sogni territoriali; di cambiamenti veri, di sfide da raccogliere e da vincere. La primavera è il momento del risveglio: il momento del darsi da fare, dell’iniziare nuovi progetti: è il momento di guardare avanti in positivo; il momento giusto per gettare un ponte verso il futuro, per creare le premesse per un futuro diverso: luminoso, fatto di successi, di soluzione di problemi vecchi e nuovi.
È il momento per creare le strutture, le impalcature, il metodo per affrontare le problematiche del futuro. È irrealistico pensare di fermare il corso degli eventi: questo significa che sempre nuove problematiche si affacceranno in futuro. Ma ciò che conta è farsi trovare pronti per affrontarle, secondo un sacrosanto principio di precauzione: cioè, cercare di prevedere e prevenire i problemi del futuro.
Ma, per prima cosa, soprattutto in questi luoghi, occorre chiudere i conti con il passato, definitivamente! In un ipotetico manifesto politico per queste terre, il primo comandamento sarà quello di fare i conti e superare il passato doloroso, in diversi ambiti, a tutti noi noti, come quello urbanistico, come quello legato all’inquinamento, come quello legato alla criminalità organizzata, come quello legato alla sicurezza e alla vivibilità (e quindi al degrado), come quello legato alla carenza di servizi essenziali, come quello legato al lavoro sommerso e al degrado economico. Di questo passato (e per certi versi ancora presente) non è in alcun modo possibile fingere che non vi sia mai stato, ma occorre partire da quello che ha generato: quello che ha significato, proprio per realizzare una svolta legalitaria, di bellezza, di armonia, di onestà, di riconciliazione.
Cerchiamo di essere coerenti e meritevoli delle nostre bellezze, soprattutto naturalistiche: cerchiamo di esserne all’altezza. Rimettiamo a posto le cose, una volta per tutte! Non c’è nulla di più nobile e dignitoso di riconoscere i passati errori, le debolezze, le incertezze e di ripartire facendo il punto su quattro, cinque aspetti fondamentali: quali sono le spine nel fianco che impediscono a queste terre di prendere il volo? Quali, invece, i punti di forza essenziali sui quali concentrarsi?
Bisogna essere consapevoli che i punti deboli in apparenza possono diventare punti di forza: cioè le caratteristiche che potranno rendere irripetibile, unica l’esperienza su questi territori; che potranno renderlo riconoscibile tra migliaia di altri posti, ma non in negativo ovviamente. Penso, uno su tutti, all’incomparabile esperimento di integrazione culturale ed etnica che è in corso: chi riuscirà a creare le premesse per una svolta ambientalista, sociale, di efficienza, di modernizzazione sostenibile, di crescita culturale e di tutela ossessiva per il decoro dei luoghi passerà certamente alla storia, servendo da modello per molte altre località d’Italia. Penso agli strepitosi prodotti gastronomici delle nostre terre; all’oro bianco della mozzarella di bufala (e alle immense potenzialità agricole in generale); alla tradizione dei nostri prodotti enogastronomici, all’ospitalità, alla posizione geografica privilegiata e all’invidiabile ricchezza ambientale (anche di flora e fauna).
Ci vuole coraggio, ci vuole visione, ci vuole lungimiranza, ci vuole ingegno, ci vuole collaborazione tra le istituzioni; ci vuole passione e ci vuole cuore. Solo così si potrà innescare il meccanismo virtuoso, magico dell’emulazione; di quella macchina potentissima che è l’imitazione: la virtù chiama virtù! I segnali di entusiasmo ci sono tutti ma vanno canalizzati in una visione ampia, organica e lungimirante per renderci davvero meritevoli di tanta bellezza.
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