
Un doppio appuntamento dal respiro internazionale, nel quale arte e musica si fondono tra loro, senza smettere mai di essere una finestra sul mondo contemporaneo, elevandosi a strumenti di denuncia e di riflessione critica. Gli spazi del CAM Museum di Casoria non cessano mai di accogliere al loro interno artisti e intellettuali dalla mente critica, inaugurando lo scorso 14 maggio la mostra “The Trump Doctrine: Stay Woke”. Un’antologica che analizza il concetto di “Stay Woke” – inteso come il progressivo smantellamento di qualunque istanza progressista nel panorama mondiale. Ed è in quest’ottica, dunque, che la dottrina trumpiana – che si basa sulla lotta contro il politicamente corretto, la cultura woke, le etnie non americane, la diversità e l’inclusione – «va a combattere l’idea dell’arte libera», come ha affermato il direttore del museo Antonio Manfredi.
Ed è così, dunque, che il CAM ancora una volta non teme di intervenire nel dibattito, senza mai stancarsi di denunciare e di schierarsi a difesa della libertà espressiva. Non a caso, infatti, il percorso espositivo si compone di opere provenienti da ogni angolo del globo, tra le quali spiccano alcuni video AI in stile Lego – volto a deridere il Capo di Stato americano – opera del collettivo Explosive media, composto da giovani artisti iraniani. E, ancora, affinché questo grido risuonasse ancora più forte, i visitatori sono stati coinvolti in un flash mob contro Trump e hanno coperto i propri volti con dei fogli di carta ritraenti una delle opere più iconiche della mostra, realizzata dall’artista Silvio De Gracia.
D’altronde, questo museo si è sempre distinto, negli anni, proprio per aver «sempre cercato di promuovere un’arte sociale», come ha evidenziato il direttore. Un’arte che, dunque, non cessasse mai di mantenere un occhio sempre vigile su ciò che ci circonda, in una chiave assolutamente originaria: il CAM Museum, infatti, ha sempre ricercato un vero e proprio «connubio tra arte e musica», ha proseguito Manfredi, spiegando così la nascita di un palco al centro della sala del museo, destinato a ospitare «diversi concerti, che cerchiamo sempre di abbinare alle mostre che allestiamo», ha concluso il direttore.
Dopotutto, ad accompagnare l’esposizione sono state le note del violinista e compositore flegreo Lino Cannavacciuolo, il quale non ha nascosto la sua immensa gioia per l’opportunità di suonare in un luogo simile: «Mi ha veramente colpito tantissimo. Qui sono immerso nell’arte, ed è per me un’emozione unica». Un’emozione che diventa più grande dal momento che la serata ha permesso all’artista di presentare un suo nuovo progetto: «Si tratta dell’Acoustic project, che sarebbe stato irrealizzabile se non ci fossero stati altri due musicisti straordinari, di cui uno è Paolo Del Vecchio e l’altro è Antonio Barberio, una new entry al contrabbasso». Così, il suo violino si trasforma nella vera voce narrante di questa resistenza culturale, traducendo in musica il contrasto tra l’ordine politico imposto e il caos creativo dell’arte.
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