
Sembra proprio l’incipit di un film di fantascienza: uomini sospesi nel vuoto, mentre reggono nelle loro mani metalliche calici e bottiglie, vendendo cocktail a chiunque lo voglia. Tuttavia, il viaggio nel futuro illustrato dall’intelligenza artificiale applicata al mondo delle costruzioni – in mostra presso la Biennale di Architettura di Venezia – regala l’impressione di uno scenario pienamente realizzabile.
E all’interno dei padiglioni dell’Arsenale – che ha ospitato oltre 250 installazioni – si punta tutto su Scampia. Un quartiere divenuto nel corso degli anni un’icona dell’abbandono, dell’esclusione sociale e della malavita organizzata, ma che potrebbe presto porre le premesse per una svolta radicale. Il Comune di Napoli, infatti, sta concentrando le proprie energie al fine di riscrivere un nuovo capitolo della storia del rione, e lo fa partendo da un integrale progetto di riqualificazione della Vela Celeste – ormai l’unica superstite delle tre Vele, ossia del complesso urbanistico concepito da Franz Di Salvo verso la fine degli anni ’60.
L’installazione – dal titolo “Vela Celeste: Reimagining Home” – è frutto del lavoro sinergico condotto da un lato da Palazzo San Giacomo e dall’altro dallo studio internazionale di design e innovazione CRA – acronimo di Carlo Ratti Associati. Una progettazione partecipata, che mira a dare voce alle idee e ai ricordi dei residenti attraverso l’impiego dell’intelligenza artificiale, che dunque ridisegna in bozzetti visivi futuri una nuova Scampia. Insomma, un importante traguardo tagliato al termine di un complesso e lungo iter lavorativo, segnato dalla partecipazione dell’associazione dei Costruttori Ance e di tantissime altre filiere del mondo delle costruzioni – tra cui “Fondamentale” – alla Biennale di Venezia. Decisivo, del resto, è stato l’ultimo appuntamento del ciclo – sviluppatosi attraverso cinque incontri – sostenuto da Construction Futures Research Lab – un progetto nato dalla collaborazione con l’Osservatorio Ethos Luiss Business School.
In quell’occasione, infatti, si è tracciato un quadro generale della situazione, di modo da analizzare che cosa potrebbe realmente significare un sostanziale ingresso dell’intelligenza artificiale all’interno dei cantieri edili. Senz’altro è una sfida centrale, che permetterà di ridisegnare con una lente di ingrandimento nuova il futuro della filiera delle costruzioni. Ma, per realizzare questo, “serve, da un lato, investire in ricerca, università e cultura e, dall’altro, guardare alle nuove tecnologie e ai problemi che dovranno affrontare le città del futuro, anche sul fronte della rigenerazione urbana”, sottolinea Federica Brancaccio, presidente dell’Associazione. Di conseguenza, sotto questo profilo, la Vela Celeste può rappresentare un ottimo trampolino di lancio, rappresentando un vero e proprio paradigma anche per le tante altre esperienze urbanistiche.
Non a caso, infatti, il progetto si avvale di una piattaforma digitale ben collaudata – oltre alle tradizionali tecniche di progettazione partecipata – nata dalla ricerca e dallo studio condotto da università e tecnologi locali. Innanzitutto, gli abitanti di Scampia – indipendentemente dalle loro conoscenze o competenze architettoniche – sono chiamati a offrire il loro contributo attraverso testimonianze oppure delle vere e proprie proposte spaziali. L’intelligenza artificiale, poi, rielabora le loro parole, generando esperienze visive che rispecchiano desideri condivisi. Così, gli algoritmi non impongono nulla dall’alto, ma si fanno portavoce delle aspettative comuni, divenendo un vero e proprio canale sul quale l’immaginazione collettiva può contare senza ombra di dubbio.
Si tratta di un approccio che traduce chiaramente la concezione che John Habraken aveva sviluppato in merito all’architettura – una scienza che non può essere estranea rispetto a ciò che le persone desiderano, ma che, al contrario, deve rappresentare un “sistema di supporto” flessibile e aperto. Insomma, un modello che combina le tre intelligenze di cui l’uomo dispone: quella naturale, quella artificiale e quella collettiva. E, in questo contesto, “la Biennale è stata soprattutto un laboratorio di idee che possono aiutarci a costruire le città del domani, che potranno essere costruite anche utilizzando i robot”, ha spiegato il Managing Partner and Head of Strategy and Innovation dello studio CRA Luca Bossolino.
E ciò che l’AI ha saputo realizzare nei padiglioni della Biennale è stato sorprendente: l’immagine della Vela Celeste è stata tradotta attraverso una rappresentazione plastica. I piani della struttura, infatti, sono stati rappresentati attraverso elementi di vetro trasparente. Invece, tra un livello e l’altro, vi sono i ritratti degli abitanti, affiancati da diverse idee di rigenerazione urbana figlie dell’intelligenza artificiale. Ancora, si segnalano i saggi della vicesindaca Laura Lieto, della professoressa del Politecnico di Zurigo Catherine de Wolf, del Capo di Gabinetto del Sindaco Maria Grazia Falciatore, e del sociologo Alberto Martinelli.
Inoltre, se c’è un elemento che è emerso con una chiarezza lampante durante l’ultimo confronto ha riguardato proprio la contaminazione tra i saperi, un’interconnessione a più voci. Del resto, “più che puntare alla permanenza, il progetto propone un’evoluzione. Reimmagina la Vela Celeste come un sistema vivente. La conversazione proseguirà nei prossimi sei mesi, sia a Venezia sia a Napoli, un atto vivo e in divenire di progettazione in corso”, hanno affermato i curatori del progetto. Un punto sostenuto anche da Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, che ha avuto voce in capitolo durante l’ultimo dei cinque incontri promossi dalla Construction Futures Research Lab.
Ancora, significative sono state le parole di Federica Brancaccio, la quale, oltre a evidenziare la centralità che l’associazione “Fondamentale” ha assunto in un simile panorama, ha aggiunto che “aziende e sindacati sono qui insieme perché una delle priorità è utilizzare quello che la scienza ci offre per ridurre i rischi sul lavoro. Ed è necessario il contributo che può arrivare dalle associazioni per evitare che la nuova tecnologia, in un sistema economico dove la spina dorsale è composta dalle Pmi, sia appannaggio di pochi”.
Insomma, si tratta di un progetto che si pone l’obiettivo di restituire una nuova dignità alla Vela Celeste di Scampia, che – al pari delle altre Vele insieme alla quale sorse – ha sempre rappresentato un modello di trasformazione dell’utopia in distonia urbana. Per quanto, infatti, il modello di edilizia popolare proposto fosse piuttosto innovativo, autosufficiente e socializzante, era nato purtroppo con un unico grande vizio: fu concepito e attuato, infatti, senza determinare le condizioni per un coinvolgimento integrante dei residenti.
Ed è stata questo, del resto, a rivelarsi una delle cause principali che hanno fatto sì che si trasformasse in un terreno fertile per la camorra – che ha reso Scampia un vero e proprio epicentro per lo spaccio della droga. Il tutto in un contesto che non può non suscitare biasimo generale, tra la totale assenza di servizi, il progressivo degrado e abbandono degli edifici e, soprattutto, la cieca indifferenza delle istituzioni. Ed è alla luce di questi dati storici che il piano si prefissa l’obiettivo di riscrivere la storia di Scampia e della Vela Celeste, sulle quali vale la pena di investire, affinché diventi un luogo dove possa finalmente tornare a pulsare una nuova vita comunitaria.
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