
La memoria borbonica trova un nuovo spazio artistico nella Sala del Consiglio della Reggia di Caserta, ambiente simbolico posto accanto alla Sala del Trono e un tempo destinato agli incontri con i ministri del regno. Da mercoledì 27 maggio, la sala accoglie due opere centrali per comprendere l’immagine pubblica della dinastia durante la Restaurazione: La famiglia di Francesco I di Giuseppe Cammarano e La gloria dei Borbone di Pietro Saja. Il nuovo allestimento non si limita a ricollocare dei dipinti, ma costruisce una narrazione più chiara sul potere, sulla continuità dinastica e sul rapporto tra la corte borbonica e il territorio napoletano.
Il rientro definitivo alla Reggia di Caserta del dipinto di Giuseppe Cammarano, proveniente dal Museo di Capodimonte, ha offerto l’occasione per ripensare l’allestimento della Sala del Consiglio. L’opera, realizzata nel 1820, raffigura la famiglia di Francesco I e restituisce l’immagine di una dinastia che intendeva rappresentarsi come stabile, solida e profondamente radicata nel Regno. Sul fondo della composizione, il Vesuvio fumante non è soltanto un elemento paesaggistico, diventa un segno identitario, un richiamo al territorio e alla continuità del potere borbonico sul trono napoletano. In questo senso, non sono solo i volti dei sovrani a raccontare la memoria borbonica, ma anche simboli capaci di evocare appartenenza e autorità.
Il riallestimento è accompagnato anche da interventi di restauro, finanziati dalla società Mestiere Cinema, che hanno interessato il dipinto di Saja e la preziosa cornice dell’opera di Cammarano. Al centro della Sala del Consiglio resta il tavolo neobarocco donato a Francesco II nel 1859 per le nozze con Maria Sofia di Baviera, impreziosito da velluto cremisi e medaglioni in porcellana con i Costumi del Regno di Napoli. Nelle vicinanze è stato inoltre collocato il Ritratto della regina Maria Cristina di Savoia di Carlo De Falco, anch’esso rientrato da Capodimonte. L’intervento si inserisce nel più ampio lavoro della Reggia di Caserta per valorizzare collezioni, restauri e ambienti storici, restituendo al pubblico un’esperienza artistica più leggibile, articolata e viva.
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