
L’arte è nelle sue mani. La maestria, la delicatezza, i movimenti controllati e consapevoli. Fili di paglia e spruoccoli sono gli arnesi del mestiere. Basta poco alla ’mpagliasegge per intrecciare, creare ed aggiustare una seduta. Il seggiolaro napoletano era un’antica professione, svolta sia in bottega che per le strade del capoluogo partenopeo. Prevalentemente era un’arte da donna: a ’mpagliasegge vagava su e giù per i quartieri attirando l’attenzione dei clienti con il solito richiamo da lontano. Anche in questa storia dedicata all’approfondimento di uno dei mestieri della Napoli antica, il grido, la voce dalla distanza assume un ruolo da protagonista per calarsi in una realtà d’altri tempi. È la caratteristica imprescindibile di un commerciante ambulante partenopeo dell’Ottocento: la voce raggiunge il cliente prima che il venditore possa esser visto.
Ed è così che ’a siggiara partenopea viene invitata ad entrare in ogni dimora che necessiti di riparare le proprie sedie. Paglia, coltello affilato, una stecca e gli spruoccoli, assi in legno necessari per intrecciare i fili. È tutto ciò che serve per trasformare una sedia logora in una nuova di zecca e che assolva al proprio compito. Ma non era sola a ’mpagliasegge napoletana, anzi. Se il danno alla sedia fosse stato di poco conto, vi si poteva porre rimedio sul posto e con gli arnesi del mestiere. Ma se invece vi fosse stata la necessità di rafforzare la struttura, bisognava rivolgersi ad un’altra antica professionalità.
Ed è da qui che nasce il connubio, anche romantico, tra ’a ’mpagliasegge e ’o masterascio, il maestro d’ascia, il falegname. L’elemento complementare al lavoro della siggiara: colui che poteva restituire solidità e stabilità alla sedia. Non solo il buco, quindi, ma anche la struttura: ’mpagliasegge e masterascio ponevano rimedio a tutto. Tra l’altro, spesso si creavano anche delle vere e proprie coppie di fatto: marito e moglie impegnati in una piccola attività a conduzione familiare dedicata alla riparazione delle sedie.
In questo modo, quale che fosse il danno, non vi erano dubbi che si potesse aggiustare. Tra una sedia e l’altra, con anche altri oggetti a cui dedicare la propria arte, come fiaschi, bottiglie e damigiane, proseguiva la giornata de ’a ’mpagliasegge e de ’o masterascio. Mestieri di una Napoli antica che ancora oggi hanno la propria storia da raccontare.
No, stu vascio nun è vascio
è ’na reggia, è ’a meglia reggia!
E sissignore, ’o pate è masterascio
e sissignore, ’a mamma è ’mpagliasegge Ma hanno fatto chella figlia
Che è ’na vera meraviglia
Salvatore Di Giacomo – ’O Vascio
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