Da diverso tempo, gli editori sono interessati a promuovere testi pregni di patriottismo meridionale, qualcosa che ne avvalli il valore culturale e artistico. L’attenzione verso il letterato scozzese Craufurd Tait Ramage, vissuto nell’Ottocento, si inserisce in questa cornice desiderosa di riaffermare la grandezza del Sud Italia.
Il viaggio di Ramage nel Regno delle Due Sicilie
Nel 1868, Ramage pubblicò il volume “The nooks and by-ways of Italy. Wandering in search of its ancient Remains and modern superstitions” nella quale descrisse il suo viaggio nel Regno delle Due Sicilie intrapreso nel 1828. Importante testo per la documentazione di usi e costumi dell’epoca, è stato tradotto in italiano con il titolo “Viaggio nel Regno delle Due Sicilie”. Resoconto di un viaggio che testimonia la storia di un uomo solitario che, senza equipaggiamento e senza il finanziamento di un’istituzione inglese come supporto, decise di seguire un itinerario diverso rispetto ad altri viaggiatori suoi conterranei che pure avevano visitato il Regno delle Due Sicilie.
Diversamente dai viaggiatori Henry Swinburne e Richard Keppel Craven, infatti, Ramage seguì il percorso tirrenico anziché quello pugliese, quindi si addentrò nel Cilento per visitare Velia, Policastro e Paestum alla ricerca delle “sopravvivenze” antiche di cui lui era tanto appassionato. Il motivo principale dell’esclusione del Cilento negli itinerari è legato al brigantaggio, la paura di incontrare questi banditi impediva ai viaggiatori di intraprendere la strada della Costiera. La scelta di Ramage si rivela, per questo, coraggiosa e ambiziosa, ma soprattutto unica.
Attraverso il Cilento di Ramage
“Attraverso il Cilento“, pubblicato per la prima volta nel 2013, ristampato nel 2014 e poi arrivato alla seconda edizione riveduta e ampliata nel 2023 (Edizione dell’Ippogrifo), propone di focalizzarsi sulla sezione dedicata al Cilento del percorso di Ramage, da Paestum a Policastro nel 1828. Con l’introduzione, la traduzione e le note curate da Raffaele Riccio, il testo risulta scorrevole e immersivo grazie alle descrizioni particolareggiate di paesaggi e personaggi che Ramage incontra durante il suo viaggio. Le osservazioni del viaggiatore documentano lo stile di vita rurale delle zone visitate; non mancano i riferimenti culinari ai salumi cilentani, alle salsicce offertegli per desinare e al buon vino o alle usanze, come quella del saluto italiano «particolarmente sgradita» allo scozzese che prevedeva baciare tutti i maschi della famiglia prima di accomiatarsi. Intrisa di letteratura, in particolare classica, lo scozzese riporta le parole di Virgilio, Plinio e altri per comparare la sua visione con quella riportata nelle epoche passate.
Attratto dal passato della Magna Grecia, Ramage si avventurò nei resti di Paestum e, con più interesse, in quelli di Velia alla ricerca delle parole Orazio e delle “sopravvivenze” veline lasciandoci una delle testimonianze preziose di questo sito prima degli scavi del 1926. Il testo, inevitabilmente, ha anche una direzione politica in quanto indiretto testimone dei movimenti settari antiborbonici. Ramage non passò inosservato, dovette fare i conti con gli ufficiali e far revisionare il passaporto poiché la sua presenza destava sospetti in quel contesto di agitazione politica.
Ramage descrive il fenomeno del brigantaggio
Il fenomeno del brigantaggio, infatti, è accennato più volte dal viaggiatore e viene raccontato in una prospettiva popolare. Secondo i racconti degli abitanti fatti allo scozzese, i briganti avevano «instaurato una specie di sistema di ricatto», una sorta di gerarchia sociale; non vi era alcuna coscienza contemporanea di interpretare questo fenomeno come conseguenza del malcontento del popolo nei confronti della classe dirigente. E proprio sulla scia del “sistema di ricatto”, l’incontro coi briganti risulta essere un siparietto comico nella quale Ramage si finge disinvolto per poi scappare non appena si trova fuori dal loro campo visivo. “Attraverso il Cilento” è un viaggio a ritroso nelle radici delle nostre terre meridionali narrate da uno scozzese colto ma estraneo alle nostre abitudini, un punto di vista scevro di sentimentalismi, quindi interessante per scoprire in che modo il Sud Italia era visto al di fuori della Penisola stessa.
di Antonia Erica Palumbo



















