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Acque contaminate, nel 2008 la US Navy denunciò tutto. Noi ce ne accorgiamo solo ora

Antonio Casaccio
Antonio Casaccio
7 maggio 20264 min di lettura

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Acque contaminate, nel 2008 la US Navy denunciò tutto. Noi ce ne accorgiamo solo ora

Indice (2)

  • 1Il rapporto della US Navy del 2008
  • 2I fatti da cui partire

Sulle acque contaminate in Campania gli americani ci avevano già detto tutto nel 2008. Noi ci siamo arrivati solo adesso e lo scenario è allarmante. Le analisi della Federico II certificano il ritardo clamoroso riguardo i pericoli dell’approvvigionamento dai pozzi privati, utilizzati ancora da numerose famiglie dei comuni coinvolti nello studio. Attenzione: la rete idrica pubblica non ha rilevato criticità generali, come ribadito nel secondo paragrafo dell’articolo.

Nel 2013, il Corpo Forestale dello Stato aveva già intensificato i controlli in Campania, in particolare nel napoletano (area di Caivano), sequestrando pozzi contaminati da rifiuti tossici interrati che lambivano la falda acquifera. Alla guida c’era, Sergio Costa, attuale Vicepresidente della Camera, che all’epoca ricopriva l’incarico di Comandante Provinciale del Corpo Forestale dello Stato di Napoli.

Il rapporto della US Navy del 2008

La U.S. Navy lo aveva già scritto tra il 2008 e il 2011 nella Naples Public Health Evaluation. La Marina americana trovò contaminazioni nell’acqua domestica soprattutto dove c’erano pozzi privati, pozzi non autorizzati, acqua “mista” tra pozzo e rete pubblica e assenza di sistemi anti-riflusso. La rete municipale veniva descritta come generalmente sicura, ma vulnerabile quando entrava in contatto con impianti privati irregolari.

Gli americani reagirono con misure permanenti: invitarono all’utilizzo dell’acqua in bottiglia, stabilirono clausole obbligatorie nei contratti d’affitto, diramarono l’esclusione di alcune zone dalle nuove locazioni e, in alcuni casi, passarono al trasferimento dei militari.

La domanda, allora, è semplice: se tutto questo era già chiaro nei rapporti della U.S. Navy dal 2008, perché per i cittadini campani non è stata costruita una risposta pubblica altrettanto rapida, stabile e trasparente?

Anzi, per anni si è continuato a negare e rimandare azioni di monitoraggio. Ora c’è finalmente una sveglia, ma le conseguenze del ritardo i campani le hanno già subite.

I fatti da cui partire

Lo studio della Federico II di Napoli, condotto da anni dal Dipartimento di Sanità Pubblica, ha rilevato superamenti dei limiti per tricloroetilene e tetracloroetilene, due solventi industriali pericolosi, nelle acque sotterranee di diverse aree della Campania.

Le zone citate riguardano Caserta, Napoli, Avellino e Salerno, con picchi nella Terra dei Fuochi: Villa Literno, Aversa, Casal di Principe, Casapesenna, Castel Volturno, Succivo, poi Acerra, Giugliano, Boscoreale, Striano, Montoro, Scafati, Angri e Sarno.

Il dato più grave arriva da Villa Literno: secondo la relazione regionale basata sullo studio della Federico II, i superamenti sono stati trovati più volte tra il 2023 e il 2025. Non solo in pozzi privati, ma anche in siti pubblici: ufficio anagrafe, stadio comunale, cimitero, scuola Don Lorenzo Milani e comando dei carabinieri.

Ma attenzione: il punto tecnico è fondamentale. Gli inquinanti sono stati trovati soprattutto nelle falde e nei pozzi, non nella rete idrica pubblica monitorata, che secondo quanto riferito dalla Federico II al Corriere non avrebbe evidenziato criticità generali.

Il problema è che nei comuni citati migliaia di famiglie hanno fatto e fanno tutt’oggi ricorso ai pozzi privati. La Regione Campania parla di “contaminazione che può determinare esposizioni dirette per usi domestici non controllati”.

Mentre il Presidente della Commissione Ambiente in Regione Campania, Salvatore Flocco, ha dichiarato: “Il quadro di contaminazione delle acque sotterranee in alcune aree della Campania richiede un presidio istituzionale costante”. 

L’ASL di Caserta nel frattempo ha lanciato il programma “Villa Literno Salute”, che dovrebbe prevedere screening gratuito e monitoraggio della popolazione.

Eppure lo scorso Settembre, lo stesso direttore dell’ASL, Antonio Limone, diceva che un’azione di biomonitoraggio rischiava di non produrre risultati.

Insomma: gli effetti della contaminazione causata dall’internamento di rifiuti tossici sono sempre stati sottovalutati. Almeno sembrerebbe fino ad oggi.

Tags
  • #acque contaminate
  • #campania
  • #terra dei fuochi
  • #us navy
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