
Dopo la demolizione di ben cinque delle 7 originarie Vele di Scampia, per settembre 2026 saranno pronte le prime 100 case dei nuovi palazzi sostitutivi, parte del progetto “Restart Scampia”, firmato dal sindaco Luigi De Magistris nel 2017. Il piano urbano integrato, che ha l’obiettivo di trasformare i territori in città smart e sostenibili, è stato portato avanti da Piloda Building, divisione di Piloda Group.
Gli interventi riguardano: spazi di agricoltura urbana (orto e frutteti sociali), un parco pubblico di quartiere, una fattoria con finalità ludiche e didattiche, un mercato di prossimità, un complesso scolastico (asilo nido e scuole dell’infanzia), un centro civico con funzioni sociali e culturali. In totale sono previsti 433 nuovi alloggi, distribuiti su 20 edifici classificati come NZEB (Nearly zero-emission building). Si mira a raggiungere l’autosufficienza energetica, creando degli spazi sostenibili, sia dal punto di vista sociale che da quello ambientale. Si prevedono anche aree da usufruire in comunità, ad esempio per assemblee o per studiare e lavorare in compagnia. Infine, l’obiettivo sarebbe promuovere delle attività commerciali.
La demolizione della penultima Vela Rossa è iniziata il 17 dicembre e si concluderà per marzo 2026. Rimarrà in piedi un’ultima vela, la Vela Celeste. Paradossalmente, proprio quella che il 23 luglio 2024 fu interessata da un crollo del ballatoio, provocando la morte di tre persone e tredici feriti. L’edificio sarà simbolo del recupero e della rigenerazione dell’area, facendo da collegamento con un passato di speranze disattese e una storia di criminalità rampante. Le case sono destinate alle stesse persone che hanno abitato nelle Vele, se in possesso dei requisiti previsti. Il valore del progetto “Restart Scampia” è pari a 159 milioni di euro, provenienti da FONDI PNRR, PON METRO plus e Fondo Programma Periferie e Sviluppo e Coesione.
Solo il tempo rivelerà se questo nuovo capitolo sarà più felice dell’altro. In linea teorica, il progetto sembra migliore del precedente, già solo per la struttura non più triangolare dell’edificio. Infatti ad aver aggravato la situazione nelle Vele, ha contribuito anche l’aver modificato il progetto originale, risalente al 1962, dell’architetto Francesco Di Salvo, come l’innalzamento delle altezze, l’aumento delle volumetrie o i collegamenti in cemento e non in metallo.
Alcuni l’hanno descritto come “vivere in un vicolo”: buio, umido, prono alla muffa e alle intemperie; senza possibilità di modificare gli interni e con ascensori mai funzionanti.
Infine, il completo abbandono dallo Stato, tra manutenzioni inesistenti, sovraffollamento, morosità che hanno provocato diffidenza tra gli assegnatari e gli abusivi. Il terremoto dell’Irpinia degli anni ‘80 ha poi fatto popolare l’area, già di per sé isolata e con pochi servizi, dai clan della camorra.
Questo piano di riqualificazione urbana non assicura automaticamente un futuro roseo e più giusto per Scampia. Difficile dire se questo quartiere riuscirà a cambiare volto, liberandosi effettivamente da un’immagine molto negativa. Dopo decenni, saranno finalmente restituite dignità e una casa decente a queste persone?
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