
A Castel Volturno la salute mentale si confronta ogni giorno con una rete di servizi che fatica a rispondere alla domanda, soprattutto quando il disagio riguarda bambini anziani e adolescenti. È questo uno dei punti più delicati della lettura del dott. Gerardo Rotella, psicologo e psicoterapeuta di Castel Volturno da anni impegnato sul fronte della psicogeriatria. «C’è stato un incremento veramente esponenziale in questi ultimi vent’anni di problematiche legate all’adolescenza» afferma Rotella; a fronte di questa crescita, però, «il territorio non è pronto».

Rotella racconta di una presenza limitata di centri convenzionati capaci di accogliere adolescenti in difficoltà e di liste d’attesa infinite, che possono arrivare «a un anno, un anno e mezzo o due anni», con famiglie che spesso si rivolgono al privato per riuscire ad avviare un percorso. Una difficoltà che diventa ancora più evidente al compimento dei 18 anni: «Tutto quello che viene dispensato come prestazione dalla neuropsichiatria rispetto alle malattie e alle problematiche adolescenziali, a un certo punto, alla maggiore età, svanisce. A 18 anni c’è ancora di più un buco, nel senso che non esistono strutture pubbliche che possono accogliere persone che hanno difficoltà anche psichiatriche». A Castel Volturno, però, il problema assume una dimensione ancora più complessa perché il disagio si intreccia con condizioni economiche, sociali e territoriali che rendono più difficile arrivare alla cura.
Castel Volturno è anche una città attraversata da culture differenti, da generazioni di famiglie straniere ormai radicate e da nuovi flussi di persone provenienti da territori a loro volta segnati da condizioni di forte fragilità. Per Rotella questo elemento incide profondamente sulla salute mentale e sulla capacità della comunità di costruire relazioni. «Noi viviamo in una città dove in qualche modo c’è un intreccio di culture», spiega. Il problema riguarda anche i bambini: «Ho visto tanti bambini che rispetto al linguaggio non erano classificati con una diagnosi di tipo clinico, ma era un aspetto culturale: i genitori parlano la loro lingua d’origine e quindi i bambini, andando a scuola, hanno difficoltà nel parlare la lingua italiana».
Situazioni che, se intercettate tardi, rischiano di trasformarsi in difficoltà enormi. «Quando c’è un vuoto, in questo senso, questi problemi si riporteranno anche durante l’età un po’ più avanzata e quindi le difficoltà poi aumentano». Castel Volturno, intanto, continua a cambiare e ad accogliere famiglie provenienti da altri contesti difficili, come quelli periferici della città di Napoli. Una situazione complessa, che annulla ancor di più il senso di comunità, già fragile ed aumenta le differenze. «Nella psicologia di chi ha già una difficoltà sul territorio, accogliere altre persone che vivono anche loro grandi difficoltà diventa, dal mio punto di vista, una mina quasi esplosiva», dice Rotella.
«C’è l’atteggiamento di chiusura rispetto a chi viene dall’esterno con le proprie problematiche, ma non ha trovato soluzione chi è sul territorio da tanto tempo. Questo può generare grandi conflittualità e grandi difficoltà». Per questo, secondo lo psicoterapeuta, la risposta deve partire dalla prevenzione e dalla costruzione di una rete: «Io credo che sia veramente necessario un monitoraggio di questi aspetti, soprattutto nei minori. Quando arrivano i minori, soprattutto nelle scuole, ci deve essere la possibilità di supportarli, di seguirli e soprattutto anche all’esterno della scuola».
La parte più fragile del sistema emerge quando il disagio diventa una patologia psichiatrica importante e la persona raggiunge l’età adulta. Il dott. Rotella ci racconta direttamente ciò che ha visto durante le visite domiciliari effettuate sul territorio: «Mi sono trovato di fronte a famiglie che hanno dovuto gestire parenti o figli con difficoltà psichiatriche molto importanti e una povertà rispetto a quelle che erano le risorse intorno, quindi un abbandono rispetto a tutto il resto, l’incapacità di poter utilizzare delle risorse esterne. Gli psichiatri purtroppo non possono intervenire solo con aspetti farmacologici, perché non risolvono il problema. La malattia mentale andrebbe gestita con approcci multidimensionali, quindi con strutture dove i pazienti vengono seguiti sotto tutti i punti di vista, non solo farmacologico, ma anche educativo, con la possibilità di gestire la vita quotidiana di questi pazienti».
Tutto questo è una fotografia che si lega anche alla conformazione stessa di Castel Volturno, una città di 27 chilometri di costa, composta da frazioni e quartieri con condizioni profondamente diverse. Rotella, che negli anni ha effettuato anche visite domiciliari per le invalidità civili, racconta di avere visto “scene apocalittiche” in alcune zone, accanto a famiglie “con una grandissima dignità” che spesso non rispecchiano le condizioni del territorio. «Ho visto una spaccatura tra quelli che erano i valori ideali di alcune famiglie con un territorio che è assolutamente distruttivo, che genera, dal mio punto di vista, una patologia, dei sintomi. Continuo a restare fiducioso ed ottimista verso le istruzioni nella speranza che ci possano essere più investimenti nella prevenzione e la tutela della salute mentale».
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