
Legambiente inaugura la seconda edizione di “Che Caldo Che Fa”, un dossier incentrato sulle temperature urbane estive, sui loro picchi e gli effetti sulla salute pubblica (specie nelle periferie), realizzato in collaborazione con Ricerca Sistema Energetico. In particolare, si collega il fenomeno della crisi climatica alla “cooling poverty“, ossia la povertà di raffrescamento. Per questa occasione, il 24 giugno 2026, a Largo Berlinguer – Napoli, si è svolto un flashmob.
L’obiettivo è denunciare le diseguaglianze all’interno delle città. Le conseguenze del riscaldamento climatico si riflettono in modo differente in base al quartiere di provenienza e alle possibilità economiche. Non tutti possono permettersi di combattere adeguatamente il caldo estremo. Ma la lettura va ben oltre il livello individuale. Infatti i quartieri sono attrezzati in maniera diversa: la presenza di aree verdi, alberature, spazi naturali e corsi d’acqua hanno un impatto significativo sul benessere della popolazione.
Il report evidenzia un aumento delle temperature costante nei decenni. La media della temperatura, secondo Istat, è di 17,8°C (+1,9°C rispetto alla media 1971-2000). Anche il fenomeno delle notti tropicali, ossia quando la temperatura non scende sotto i 20°C anche di notte, vede un incremento con un totale di 70 notti nel 2023. L’ultimo aggiornamento dell’Indice climatico d’Italia 2026, il progetto de Il Corriere della Sera e iLMeteo.it, mostra che le notti tropicali nel 2025 sono state ben 95. Inoltre l’effetto isola di calore è particolarmente problematico a Napoli. Si registra una differenza di 5,7°C tra le aree più urbanizzate (a causa della cementificazione, scarsa presenza di aree verdi e alta densità di abitanti, veicoli) e le aree circostanti.
Legambiente ha inoltre stilato un confronto delle temperature tra i vari quartieri: Vicaria risulta la prima, con 45°C, mentre Chiaiano l’ultima, con 37°C. Questi dati sono stati poi combinati al reddito medio annuo del Comune di Napoli, 25.360, e alla sua distribuzione, e all’indicatore finale di povertà energetica. Ciò ha rivelato che le zone di Secondigliano, San Pietro a Patierno e Miano si collocano nettamente al di sotto della media comunale (e sono anche tra i quartieri con la temperatura media al suolo più alta: 44°C e 43°C).
San Pietro a Patierno, con un indice di disagio socio-economico pari a 104,4, è stata selezionata per un’ulteriore analisi. Oltre il 64% di zone ad alto interesse per i cittadini sono esposti al sole. Ad esempio, 9 su 10 fermate degli autobus sono prive di panchine e pensiline. Ciò è ancora più drammatico, considerando che l’area non è coperta da altri mezzi di trasporto pubblico. Anche la zona che potrebbe fungere da potenziale rifugio climatico, ossia il Parco Barbato, è chiuso al pubblico da anni. Ancora, risulta molto trascurato anche il Parco D’Aquino.
Legambiente propone, dunque, che il Comune di Napoli sviluppi una Strategia di Adattamento Climatico, mappando le aree più critiche, e intervenendo nel concreto con materiali meno caldi e un Piano del Verde. Appare imperativo dotarsi di un piano regionale sul welfare climatico, rendendo così Napoli una città più vivibile per tutti i suoi cittadini.
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