
La mattina del 21 giugno il Comune di Napoli ha reso omaggio alla giovane vittima di violenza fascista, Iolanda Palladino, uccisa nel 1975. Sono quindi ben 51 gli anni che ci separano dalla scomparsa della giovane, studentessa di giurisprudenza allora ventunenne. La vicenda si lega al contesto politico di quel periodo.
Il 17 giugno 1975 si festeggiavano i risultati delle elezioni del Consiglio Comunale di Napoli. Per la prima volta veniva eletto un candidato del Partito Comunista Italiano (PCI), Maurizio Valenzi, che sarebbe quindi diventato Sindaco. Molte persone erano accorse nelle piazze, perlopiù felici del risultato. A Via Foria 169, dove si trovava la sede del Movimento Sociale Italiano, i suoi militanti avevano programmato di attaccare lo schieramento opposto con delle bombe molotov. In questo frangente, colpirono l’auto, una Fiat 500, guidata da Iolanda Palladino, che morì quattro giorni dopo, il 21 giugno, nel reparto “Grandi ustionati” dell’Ospedale Sant’Eugenio di Roma.
L’attentato fu causato da Umberto Fiore, Giuseppe Torsi e Bruno Torsi, neofascisti della sezione Berta del MSI di Napoli. Tutti e tre furono in seguito condannati. Ai funerali parteciparono circa trentamila persone, tra cui anche Sandro Pertini. Ma la famiglia Palladino non ha mai ottenuto alcun risarcimento. Negli anni, si sono succeduti alcuni eventi per ricordarla. Ad esempio, i cortei antifascisti hanno affisso una targa in suo ricordo. Eppure, nel 2015, questa targa venne vandalizzata e divelta, per ben due volte. Nel 2016, le furono intitolate delle scale, proprio sul luogo del suo omicidio. L’attuale commemorazione dell’amministrazione comunale ha visto come partecipanti la Consigliera comunale Alessandra Clemente, l’ex Assessore alla cultura del Comune di Napoli, Nino Daniele, e il fratello di Claudio Miccoli, altra vittima della violenza fascista. 51 anni, pesanti come un macigno, per i parenti di chi, ingiustamente, non c’è più.
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