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L’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari devono essere diritti umani fondamentali 

Angelo Morlando 07/08/2025
Updated 2025/08/06 at 3:47 PM
8 Minuti per la lettura

L’Europa dovrebbe garantire la sicurezza idrica anche in funzione di scenari disastrosi che sembrano già estremamente attuali e imminenti, viste le guerre in corso praticamente ai nostri confini. Sembra quasi certo che entro il 2030, cioè fra meno di 5 anni, la domanda globale di acqua supererà le risorse disponibili di almeno il 40%. Inquinanti altamente persistenti, come i PFAS e altri nuovi e recenti che via via sono scoperti, continuano ad accumularsi nelle acque, anche in quelle più profonde (acque sotterranee), considerate in passato come super sicure, ma ormai da tempo non lo sono più. L’Europa è però leader mondiale nella tecnologia idrica, detenendo almeno il 40% di tutti i brevetti a livello globale; pertanto, sembra più che opportuno che proprio dalla Commissione europea sia partita recentemente la prima Water Resilience Strategy (strategia di resilienza all’acqua). Il fatto che sia la prima, dice già qualcosa sui ritardi accumulati, anche se in materia di acqua si era legiferato tanto, ma era ora che si fissassero dei paletti molto chiari e proiettati nel prossimo futuro. Primo obiettivo: ripristinare e proteggere il ciclo dell’acqua come base per l’approvvigionamento idrico, dalla sorgente al mare. Le norme già esistono (la Direttiva quadro sulle acque, la Direttiva sulla gestione delle alluvioni e il Regolamento sul ripristino della natura) ma sono necessari ulteriori sforzi per proteggere le risorse, promuovere la sostenibilità, migliorare gli accumuli idrici sulla terraferma e contrastare gli inquinanti nell’acqua potabile. 

LA FILIERA IDROPOTABILE IN ITALIA E L’OBIETTIVO DELL’UE 

In verità, con il D.M. del Ministero della Salute del 2017 e con il successivo d.Lgs. 18/2023 e ss. mm. e ii. in Italia è stato da tempo inserito e rafforzato il concetto della filiera idropotabile, definita come “l’insieme dei processi che presiedono alla fornitura e distribuzione di acqua destinata al consumo umano, comprendendo gli ambienti e i sistemi ove detti processi hanno luogo, che possono avere effetti sulla qualità dell’acqua; sono parte della filiera, tra l’altro, gli ambienti di ricarica o in connessione con gli acquiferi sotterranei o superficiali da cui sono prelevate acque da destinare al consumo umano, le fasi di prelievo delle risorse idriche da destinare al consumo umano, o, più in generale, gli approvvigionamenti di risorse idriche anche di origine diversa da destinare al consumo umano, il trattamento, lo stoccaggio, il trasporto e la distribuzione dell’acqua destinata al consumo umano, fino ai punti d’uso”. La questione vera è riuscire a metterla in pratica e trovare i fondi necessari. In merito, l’UE entra a piedi uniti con l’obiettivo di costruire un’economia idrica intelligente per aumentare la competitività, attrarre investimenti e promuovere il settore idrico dell’UE, migliorando l’efficienza idrica e la gestione sostenibile delle risorse idriche. La raccomandazione riportata nel motto “Water Efficiency First” fornisce principi guida per ridurre il consumo di acqua e fissa un obiettivo a livello europeo per migliorare l’efficienza idrica entro il 2030. È necessario, inoltre, garantire acqua pulita e servizi igienico-sanitari accessibili a tutti e responsabilizzare i consumatori per la resilienza idrica

LO STRESS IDRICO 

L’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari è un diritto umano inviolabile. È necessario, pertanto, sostenere l’accesso all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari in alcune regioni più vulnerabili e migliorare il trattamento delle acque per rimuovere agenti inquinanti, agenti patogeni e malattie pericolose. Secondo le Nazioni Unite, un territorio sperimenta uno ‘stress idrico’ quando le sue risorse idriche annuali sono inferiori a 1.700 m³ per abitante. Paesi come Cipro, Malta, Polonia e Cechia sperimentano uno stress idrico cronico. Secondo l’European Environment Agency (Agenzia Europea dell’Ambiente – AEA) circa il 20% del territorio europeo e il 30% della popolazione sono colpiti ogni anno da stress idrico. I problemi idrici nell’UE non si limitano alla quantità, ma riguardano anche la qualità. Nel 2021, secondo fonti l’AEA, soltanto il 37% delle acque superficiali europee aveva raggiunto uno stato ecologico “buono” o “elevato”, mentre il 29% soddisfaceva lo stato chimico “buono”. I principali inquinanti dell’acqua includono sostanze chimiche industriali, come i metalli pesanti e le sostanze nocive persistenti note come “sostanze chimiche eterne”; sostanze utilizzate in agricoltura, ma che irrimediabilmente finiscono nei fiumi, nei laghi e in altre acque. Sussistono, infine, i contaminanti come le microplastiche. A tutto ciò si aggiunge il trend climatico: si stima che, entro la metà di questo secolo, le ondate di calore e i periodi di siccità diventeranno più frequenti e intensi in gran parte del continente europeo. 

PROPOSTE PER LE SDIFE IDRICHE 

La Commissione per l’ambiente, il clima e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo, pertanto, ha presentato ambiziose proposte per mitigare queste sfide idriche in una relazione sulla strategia europea di resilienza idrica, ma mancano ancora scelte fondamentali. La prima vera sfida è imporre l’eliminazione di molte sostanze fortemente inquinanti dai processi industriali. È chiaro che alcune sostanze saranno per secoli ineliminabili dalle acque e continueranno ad essere bioaccumulabili: l’unica soluzione per ridurle è semplicemente non generarle più. La seconda sfida è stabilire delle sanzioni chiare, dirette e immediate su chi inquina. “Chi inquina paga” non è più sufficiente; chi inquina deve pagare con certezza, in tempi rapidi e deve porre rimedio ai danni procurati in tempi certi. Un’altra sfida fondamentale è garantire un volume minimo giornaliero totalmente gratuito per ogni persona. Concetto già fissato da decenni dal WHO (World Health Organization) ma puntualmente disatteso. Il vero problema è che nella gestione dei beni comuni, e in particolar modo dell’acqua, è necessario definire una nuova e innovativa forma giuridica nella gestione di tali beni. Ben venga l’intervento e la presenza dei privati, ma solo laddove portino efficienza, efficacia e competenza, ma non è possibile pensare ai privati in sostituzione ordinaria dello Stato e degli enti pubblici riconosciuti. Il costo della gestione della filiera idropotabile deve essere necessariamente sostenuto dalla comunità, ma non possono coesistere con profitti economici. L’acqua è vita e non dovrebbe avere un prezzo, ma al massimo un costo sociale sostenibile grazie al contributo di tutti. A partire da dicembre 2025, la Commissione terrà ogni due anni un forum sulla resilienza idrica. L’evento riunirà tutte le parti interessate per fare il punto sui progressi compiuti e per monitorare l’attuazione di questa strategia. Su tale tema è sicuramente possibile fare di più, prima che sia troppo tardi e, come al solito, invece di prevenire saremo costretti a curarci le ferite. 

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