
Ciò che sta succedendo in Emilia Romagna è sintomo di una crisi climatica che stiamo vivendo. Che segno lascia sul territorio un’alluvione devastante come quella dell’anno scorso in Emilia Romagna? E che segno lascerà se nel frattempo sulla regione continuano ad abbattersi, in zone leggermente diverse, alluvioni, inondazioni, fiumi di fango.
Le forti precauzioni e gli aggiornamenti in tempo reale dell’anno scorso hanno fatto sì che nessuna persona potesse essere ferita o coinvolta da questi disastri. Ma, quest’anno, non è stato così. Simone Farinelli, 20 anni, con il fratello Andrea, erano in macchina vicino Bologna, quando sono stati travolti dall’onda di piena del Rio Caurinzano a Botteghino di Zocca. Mentre il fratello è riuscito a liberarsi e uscire dall’abitacolo, Simone, che tra le altre cose aveva una disabilità uditiva, non ce l’ha fatta. È ancora da chiarire se questa sua disabilità possa aver contribuito alla sua morte. Ad ogni modo, quando c’è un allarme, un emergenza, sono sempre le persone più fragili, in ogni contesto a rischiare la vita, in qualunque Paese ed in qualunque latitudine.
A Bologna sono state registrate più di 200 ml di acqua in poche ore, pioggia che molto spesso scende in un arco di tempo di due mesi. Migliaia di persone sono state evacuate – 2/3 mila solo per Bologna. Anche molti giorni dopo le alluvioni molte macchine stanno ancora emergendo. Quarantuno pazienti dell’ospedale Bentivoglio di Bologna, sono state evacuate. Anche il centro dialisi era a rischio allagamento. L’allerta arancione rimane per altre cinque regioni: Lombardia, Veneto, Calabria e Basilicata. In queste due ultime regioni ci sono state due forti mareggiate che hanno eroso la costa e hanno provocato grandi inondazioni.
In Sicilia, a Catania, le strade sono diventate dei fiumi. Ci sono stati smottamenti, strade chiuse nella regione, addirittura l’aeroporto di Palermo è stato chiuso per rischio allagamento. Nelle Marche l’aria più calda, che trattiene più umidità, ritrovandosi con dei mari particolarmente caldi che rischiano di rendere più energici gli eventi climatici estremi.
La crisi climatica che stiamo vivendo è una combinazione di più fattori che rende il nostro territorio così fragile ogni volta che si presenta un evento più forte o particolarmente eccezionale: precipitazioni maggiori un territorio particolarmente urbanizzato – con poche aree permeabili – ma anche la conformazione idrogeologica del nostro territorio alpino e appenninico. Sono più di 8 milioni le perone in Italia che vivono a rischio frane o alluvioni. Serviranno opere rapide di adattamento se non si vogliono ulteriori feriti.
Al momento è ancora troppo presto per capire se e quanto gli eventi del 18 e 19 settembre in Emilia-Romagna sono stati causati dal cambiamento climatico, ma una cosa è certa: uno degli effetti del riscaldamento globale è proprio l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi. Alluvioni come quelle che hanno devastato l’Emilia-Romagna nel 2023 hanno tempi di ritorno molto lunghi, eppure nelle scorse ore si sono verificate nuovamente a distanza di soli 16 mesi.
Il deputato dem risponde alle polemiche sulla sede della manifestazione e frena sul nome di Donatella Andrisani: «È un tema...
A Castel Volturno la salute mentale si confronta ogni giorno con una rete di servizi che fatica a rispondere alla domanda, so...
Sono al mare, disteso sulla sdraio, a prendere il sole. Il vento mi rinfresca quanto basta per sopravvivere al caldo torrido ...
Quando la criminalità organizzata entra nelle stanze di un municipio e riesce a orientarne scelte, appalti, assunzioni e ser...