
Il 19 giugno scorso è stata una giornata all’insegna della legalità per San Marcellino. A via Magellano, al confine con Casapesenna, è stato inaugurato un bene confiscato: la villa di Giovanni Garofalo, boss vicino al clan Zagaria, sarà destinata a finalità sociali.
Dopo un lungo percorso iniziato con la confisca del 2018, il Consorzio Agrorinasce, che si occupa del riutilizzo dei beni confiscati, ha predisposto il progetto di ristrutturazione. La struttura ha ottenuto un finanziamento di 150mila euro dalla Regione Campania ed è stata assegnata alla cooperativa sociale Hermes, che lavorerà per supportare i minori in affido familiare.
L’inaugurazione ha visto la presenza delle più alte autorità militari e civili del territorio. «L’idea – affermano dalla cooperativa Hermes – è evitare un “parcheggio” per minori». In tal senso la Comunità Alloggio 4.0, che ospita attualmente due minori, è un contesto protetto di crescita personale, relazionale ed educativa, che accompagna i minori versa una reintegrazione piena con varie attività, tra cui l’educazione digitale. La cooperativa sociale immagina un centro vissuto e aperto alle iniziative esterne.
La sinergia tra le istituzioni ha permesso di seguire la strada della legalità. L’immobile per anni è stato il simbolo della ricchezza illecita mentre oggi diviene presidio di giustizia. «Non esiste immagine più forte della vittoria dello Stato e della società civile sulla criminalità – afferma il Sindaco e Presidente della Provincia di Caserta Anacleto Colombiano – Questo risultato si inserisce in un percorso più ampio che San Marcellino sta portando avanti, come il progetto Euromilk, che conferma come ogni bene recuperato e restituito sia un investimento sul futuro del nostro territorio».
La presenza di una comunità alloggio per minori ha un valore straordinario per formare cittadini consapevoli. «Tanti giovani potranno costruire qui il proprio futuro. Nessun territorio è condannato al proprio passato, le comunità possono cambiare, possono rialzarsi – conclude Colombiano – San Marcellino conosce le difficoltà che ha vissuto ma conosce anche la forza delle persone perbene che lottano ogni giorno per costruire una comunità migliore».
La presidente di Agrorinasce, Maria Antonietta Troncone, si dice felice dei risultati raggiunti giacché la confisca deve trovare il suo giusto epilogo nella destinazione sociale e non nell’abbandono del bene. «L’evento di oggi parla di un territorio non più avvilito dalla presenza mafiosa ma che tende al riscatto sociale e alla partecipazione civica, con una rinnovata fiducia nelle istituzioni».
Dello stesso avviso Michele Del Prete, procuratore della DDA di Napoli, che nel suo intervento ha posto la legislazione antimafia come baluardo a difesa dei cittadini: «Assistiamo a dei segnali da parte di qualche appartenente alle compagini governative che tende a sminuire il valore della legislazione antimafia. Eppure, ce la invidiano in tutto il mondo. Infatti, riceviamo delegazioni straniere che rimangono affascinate sulla parte riguardante la confisca e il riutilizzo dei beni».
Secondo Lucchetta e Cuomo, rispettivamente procuratrice e magistrato del Tribunale di Napoli Nord, la confisca non avrebbe senso se poi non proseguisse verso la fase della riutilizzazione sociale. In caso contrario tali luoghi diventerebbero abbandonati o peggio forieri di nuovi reati. La trasformazione del bene in chiave sociale dà un senso alla comunità: riaffermare la cultura della legalità.
In questo lavoro, la Prefettura di Caserta si conferma l’istituzione di riferimento. «In territori così complessi la risposta delle istituzioni dello Stato deve essere netta – ha afferma il Prefetto Lucia Volpe – Il bene confiscato è un messaggio forte e chiaro. La risposta è la prevenzione. Dobbiamo valorizzare i giovani e chi non ha la fortuna di avere una famiglia alle spalle».
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