
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori.
Il saggio di Guido Barbujani, pubblicato da Laterza, esplora la transizione neolitica dal nomadismo dei cacciatori-raccoglitori all’agricoltura. Il libro affianca genetica, archeologia e linguistica per mostrare come il tutto abbia plasmato il DNA umano, l’ambiente e le strutture sociali. In seguito alla domesticazione e alla sedentarizzazione attraverso il passaggio alla produzione autonoma del cibo (circa 10.000 anni fa), l’unione di dati biologici, culturali, linguistici e storici ed il lungo processo avvenuto nel DNA di uomini, piante e animali ha avviato un processo il cui esito è stato possibile intravedere solo oggi. Il testo è apprezzabile per lo stile chiaro, l’approccio laico e la capacità di rendere accessibili concetti complessi di genetica delle popolazioni. Nel capitolo conclusivo, Guido Barbujani traccia evidenti linee di continuità tra la rivoluzione neolitica e le corresponsabilità globali del mondo moderno. L’autore invita a comprendere che i grandi dilemmi dell’attualità non sono anomalie recenti, ma conseguenze a lungo termine di scelte di diecimila anni fa. Comprendere che l’identità umana è biologicamente e culturalmente un “mosaico in continuo movimento” aiuta a disinnescare i discorsi identitari e a guardare alle dinamiche migratorie attuali con maggiore lucidità e meno allarmismi.

Si tratta di un fumetto comico-demenziale scritto da Francesco Orlando e disegnato da Fabio Pavanini, edito da Nuova Editoria Organizzata (NEO). L’opera racconta con ironia e cinismo la vita di provincia a Caserta, le crisi esistenziali e i tentativi goffi di due giovani (Nero e Alex) di sfondare nel mondo del fumetto senza alcuna strada spianata. Dunque, la provincia che fa da sfondo asfissiante e immobile alle vite dei protagonisti, intrappolati in una routine fatta di aspirazioni artistiche e fallimenti quotidiani. Il titolo è il chiaro riferimento al celebre brano degli AC/DC (It’s a Long Way to the Top), che diventa il mantra ironico di una generazione che naviga a malapena nella “sufficienza” (il Cinquemmezzo del titolo). I dialoghi taglienti e i tempi comici ricordano il disagio generazionale tipico del miglior fumetto indipendente italiano, mescolando nichilismo e risate amare. Lo stile di Pavanini esalta le smorfie, il senso di inadeguatezza e la staticità opprimente dei pomeriggi di provincia. Il volume scorre veloce, alternando momenti di surreale riflessione interiore a gag che ricordano i tuoni d’estate. Consigliato perché la lettura di questo fumetto consente di osservare da un altro punto di vista ciò che lo sguardo a volte distratto, o a volte stanco, non riesce a cogliere.

a cura di Raffaele Mercaldo
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