
Ci sono degli elementi “nascosti” al di sotto della società che plasmano le opportunità di crescita e sviluppo degli adolescenti in un territorio. Le disuguaglianze educative non si misurano solo attraverso i voti scolastici o dai dati immediatamente tangibili. Questi elementi sono meno evidenti, ma decisivi, e agiscono nel tempo: è su queste “barriere invisibili” che si incardina la ricerca congiunta tra l’Università Federico II, nella persona della docente di statistica Cristina Davino, che abbiamo avuto l’opportunità di intervistare, e Save The Children.
Per barriere invisibili si intende quell’insieme di fattori che concorrono alla mancanza di stimoli culturali, alla limitazione delle opportunità reali del territorio. Sono elementi che nella loro “latenza” vanno a comporre il milieu – l’ambiente in senso sociale e culturale – del luogo in cui si cresce. Come spiega la professoressa Davino, «si tratta di disuguaglianze spesso poco evidenti, ma l’obiettivo dell’indagine è stato proprio quello di renderle visibili». In questo modo, si punta a rimuovere il velo dell’invisibilità e far arrivare questi temi sulle agende di chi può e deve agire. E questo si presenta proprio come lo scopo della ricerca, che incarna perfettamente lo spirito stesso della statistica: «Fornire strumenti numerici, dati che misurano il fenomeno, per aiutare chi dovrà prendere delle decisioni».
Altro scopo dell’analisi è stato evidenziare dove figurano queste barriere, e quanto sono più o meno presenti nelle diverse aree del territorio. Dai dati emerge un forte divario territoriale: vivere nel centro di Napoli, per esempio, con trasporti e servizi relativa mente efficienti, offre opportunità superiori rispetto a zone come Scampia, San Giovanni a Teduccio, Acerra o Caivano. Circa il 5% degli adolescenti del campione analizzato vive in grave depriva zione materiale, economica e sociale; situazione che si aggrava, ovviamente, nelle aree citate prima. Questo significa mancanza di cibo, soldi per le spese quotidiane, riscaldamenti o la possibilità di partecipare a momenti di socializzazione. Un 5% che può sembrare poco, ma che rap presenta circa 6000 adolescenti. Un numero che non può essere ignorato. La statistica in questione può aiutare «a fare degli interventi che non siano una spennellata omogenea su tutta l’area, ma misure ad hoc per aree specifiche», spiega la professoressa.
Mentre per alcuni di questi fattori si può intervenire a livello familiare, per altri la situazione si fa più complessa. Seppur la gran parte delle famiglie si impegna per garantire ai propri figli gli strumenti, lo stesso non si può dire per un altro indicatore. Circa il 35% degli adolescenti lamenta scarso incoraggiamento da parte della famiglia verso attività sociali e culturali come il cinema, musei, teatri o concerti. Dai dati emerge anche che il 43% dei ragazzi ritiene insufficienti infra strutture scolastiche, palestre, biblioteche. La professoressa Davino, poi, sottolinea il ruolo della mobilità, «un servizio che il territorio dovrebbe offrire, fondamentale perché se il ragazzo non riesce a muoversi per fare esperienze o ampliare le proprie conoscenze, rimane confinato in quella realtà».
Leggendo a fondo la ricerca, l’occhio cade su un dato curioso. Gli stati d’animo più frequenti tra gli adolescenti sono speranza e ansia. Emozioni che, almeno in apparenza, cozzano tra loro, ma che in relazione regalano un quadro interessante e triste sulla nostra realtà. Un altro dato però conferma che la quasi totalità del campione non crede di poter avere un futuro appagante dove vive attualmente. Come spiega la docente, «se da un lato la speranza rimane presente, dall’altro c’è la percezione di impossibilità di realizzare i propri sogni nel territorio d’origine, causa ansia e una propensione a considerare l’emigrazione come soluzione». Quando i giovani non sono soddisfatti del contesto in cui vivono, tendono spesso a pensare che, allontanandosi, i problemi possano risolversi. Ma, avverte la docente, questa è solo una semplificazione: fuori le cose potrebbero essere anche più complicate di come sono qui.
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