
La generazione boomer si avviò, nel secolo scorso, ad aprirsi ad una comunicazione che sembrava, finalmente, mettere tutti in contatto con tutti. Ognuno parlava “ancora” la propria lingua, anzi, direi, il proprio dialetto. Tanti, fino ad allora esclusi, impararono a scrivere, ad essere consapevoli della parola scritta e della parola parlata.
Tutto cambiò a partire dal 1989, con la caduta del muro di Berlino. I confini sembravano evaporati con la globalizzazione. Ma non si trattava solo di confini fisici, materiali, ma anche di confini linguistici, comunicativi. Intenzionalmente o meno, tutto il mondo dovette scegliere una “lingua” comune, che fu l’inglese. Una lingua sintetica e, almeno nella versione contemporanea, essenziale. Oggi, più o meno, tutti parlano e scrivono in inglese. Un poco esagerata questa conclusione, perché anche l’inglese ha ceduto il posto ad una “diversa” lingua.
Quale? Quella degli emoticon, quella dei simboli, quella della rinuncia, direi, ai significati articolati, quei significati a cui, soprattutto per le lingue articolate come l’italiano, eravamo abituati, chi più bravo, chi meno, ma comunque tanti. Con questo modo di comunicare ipersintetico, forse si sono persi o si stanno perdendo anche i dialetti, oltre alle lingue. È quanto si sono trovati a gestire quelli della generazione Z.
Iniziando dalla lettera finale dell’alfabeto, hanno raccolto, qua e là, pezzi di parlato e di scritto, che poco possono condividere con le “vecchie” lingue. Anche i boomer si sono adattati. Non fosse altro per non perdere tempo ad articolare diversamente il parlare e lo scrivere, ma forse anche per non sentirsi diversi! Sì, proprio loro. Quindi, sono linguaggi che possono cambiare continuamente e nello spazio di poco tempo, ma non sappiamo come si possono gestire e condividere i significati. Nessun significato e nessuna parola resiste? Non è proprio così. In tutte le lingue del mondo si trovano due parole, con relativo significato: mamma e papà.
I linguisti ci insegnano che queste due parole dipendono dall’originario meccanismo di articolazione della bocca, corrispondenti ai suoni più facili e spontanei che i neonati pronunciano. Con queste parole possiamo fare a meno di simboli, contrazioni verbali, trattini, emozioni e gesti sintetici, hanno un significato, tra i pochi che resistono e che si difendono dal mix comunicativo del mondo di oggi.
di Annamaria Rufino
A Castel Volturno la salute mentale si confronta ogni giorno con una rete di servizi che fatica a rispondere alla domanda, so...
Sono al mare, disteso sulla sdraio, a prendere il sole. Il vento mi rinfresca quanto basta per sopravvivere al caldo torrido ...
Quando la criminalità organizzata entra nelle stanze di un municipio e riesce a orientarne scelte, appalti, assunzioni e ser...
Un’attività su tre evade il canone per l’occupazione del suolo pubblico Il report del consigliere comunale Gennaro Espos...